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| TERRITORIO
E COMPETIZIONE GLOBALE:
1.PESARO 2000: UN MODELLO ORDINATO DI RELAZIONI PER LA CRESCITA DEL “SISTEMA” ECONOMICO MARCHIGIANO.
Gli indicatori economici alimentano la fiducia circa la capacità del sistema regionale di saper affrontare con successo i nuovi scenari concorrenziali. Nel primo semestre del 2000, secondo i dati I.C.E., le esportazioni delle Marche sono cresciute del 21% rispetto all’analogo periodo del 1999. E’ la dimostrazione che le difficoltà dell’attività esportativa dell’anno precedente erano dovute, soprattutto, a fenomeni di natura congiunturale, legati alla crisi di alcuni importanti aree di sbocco delle produzioni regionali, quali la Russia il Sud-Est asiatico ed il Sud-America. Se il 1999 è stato un anno difficile per l’Italia e l’Europa, tuttavia il modello marchigiano ha dato prova della sua solidità. Raffrontando per quest’anno i dati della classifica delle principali imprese marchigiane, elaborati dalla Fondazione Merloni, con i risultati del campione Mediobanca, emerge che le imprese regionali hanno registrato una crescita del fatturato del 2,8% contro l’1%, dell’utile operativo sul fatturato dell’8,7% contro l’8,1%, dell’occupazione del 2,7% a fronte di un calo nazionale del 2,3%. Nel 2000 il tasso di disoccupazione si attesta al 5,5%, all’incirca alla metà della media nazionale, e anche le previsioni circa l’evoluzione del quadro macroeconomico appaiono particolarmente incoraggianti. Secondo lo scenario Prometeia al 2003, infatti, le Marche dovrebbero registrare una crescita costante del tasso di occupazione. Questo in un quadro di sviluppo sostenuto del P.I.L. regionale, a tassi poco al di sotto del 3%. Anche le previsioni per Provincia offrono ulteriori elementi di fiducia nel futuro. Un dato da segnalare è la stima della crescita, superiore alla media regionale, delle esportazioni delle Province di Macerata ed Ascoli. Tale indicazione può essere interpretata, soprattutto, come una
conseguenza dell’impegno al rilancio del sistema calzaturiero attraverso
strategie di innovazione competitiva.
Il 2000 ha rappresentato un fondamentale anno di svolta nel rapporto
tra Stato e Risulta, infatti, il primo anno di sperimentazione concreta del nuovo ruolo della Regione nella politica degli incentivi alle imprese a seguito del D.Lgs.112/98. Pertanto, l’azione regionale è stata indirizzata alle esigenze
di governo di questa delicata La quantificazione effettiva delle risorse nazionali trasferite alle Marche è stata oggetto di una comunicazione ufficiale del Ministero Tesoro e Bilancio il 13 settembre scorso. L’anno scorso, nel Convegno di Senigallia, avevamo preventivato uno stanziamento di 25/30 miliardi di Lire. A seguito della negoziazione con il Governo avvenuta in questo periodo complessivamente alle Marche sono stati trasferiti circa 51,7 miliardi di lire, ovvero il 3,26% delle risorse nazionali assegnate per l'anno 2000. Il trasferimento della effettiva disponibilità delle risorse si è completato alla fine di ottobre. Visto il ritardo accumulato nel trasferimento materiale delle risorse dal centro alla periferia, l'intervento regionale si é orientato a garantire per l'anno corrente: -la continuità operativa dei principali provvedimenti agevolativi nazionali trasferiti onde poter consentire l'attivazione dei procedimenti di concessione ed erogazione degli incentivi, per i quali nulla osta alla predisposizione ed apertura dei relativi bandi o per i quali sia imminente la scadenza dei termini prescritti; -la ripartizione provvisoria delle risorse nazionali disponibili proporzionalmente
ai valori delle agevolazioni concesse nell'ultimo triennio per le principali
leggi di incentivazione, trasferite alla competenza amministrativa regionale. La Regione Marche ha completato il subentro allo Stato nelle convenzioni vigenti con gli Enti gestori delle principali leggi di agevolazione, trasferite alla gestione regionale, assicurando quindi continuità operativa, senza interruzioni, alle leggi delegate, nel pieno rispetto delle esigenze delle imprese utenti. E’ stata sottoscritta, a luglio 2000, la convenzione con il Mediocredito Centrale per la gestione delle Leggi 1329/65 (Sabatini), 598/94 art.11, e della Legge 317/91 (Capo IV). E’ stata sottoscritta, ad ottobre 2000, la Convenzione con il Mediocredito Centrale per la gestione delle leggi sugli incentivi automatici: Legge 341/95 art.1, Legge 266/97 art.8 e Legge 140/97 . E’ stata sottoscritta e registrata, alla fine di settembre, la Convenzione con l'Artigiancassa per le Leggi 949/52 e 1068/64 . E' stato costituito il Comitato tecnico, previsto dalla Convenzione con il Mediocredito Centrale, per la valutazione delle pratiche di agevolazione a valere sulla Leggi 1329/65, Leggi 598/1994. E’ stato attivato il Gruppo Tecnico, previsto nella Convenzione per gli incentivi automatici, quale struttura di collegamento fra la Regione ed il Mediocredito Centrale per l’approfondimento delle problematiche di carattere procedurale, relative alle Leggi 266, 341 e 140. Si è tenuta a novembre la prima riunione del Comitato per le leggi Sabatini e per la Legge 598, per approvare le pratiche presentate dalle imprese dal 1 luglio 2000 data di decorrenza del trasferimento delle funzioni - al 19/10/2000 ed iniziare ad impegnare, con riserva fino al riparto del Fondo unico, le risorse trasferite. L’approvazione delle pratiche agevolative avviene con riserva fino all’approvazione regionale del riparto del Fondo unico. Nella prima riunione è stato approvato il regolamento del Comitato di gestione delle agevolazioni, nonché il regolamento per la concessione delle agevolazioni al settore interno. Sono state anche approvate le operazioni, con domande presentate dal 1/7/2000 al 19/10/2000. Per la Legge 1329 sono state approvate 115 pratiche per un totale di investimenti agevolati pari a circa £ 36 Mld e un corrispondente impegno per le agevolazioni pari a circa £ 2,5 Mld (pratiche ammesse con riserva). Per la Legge 598, relativa agli aiuti per gli investimenti in innovazione tecnologica e/o tutela ambientale, sono state approvate 86 operazioni per investimenti agevolati pari a circa 29 Mld, corrispondenti ad un impegno per le agevolazioni pari a circa £ 1,6 Mld (pratiche ammesse con riserva). Quindi ad oggi, nel secondo semestre 2000 sono stati attivati investimenti agevolabili con la Legge Sabatini e con la Legge 598 per oltre 65 miliardi di Lire.
Questa settimana la Giunta Regionale ha approvato una deliberazione per l’attivazione del Fondo unico regionale per l’anno 2000 al fine dell’erogazione degli incentivi alle imprese trasferiti alla Regione. Inoltre, è anche stato aperto il primo bando relativo alla Legge 140/97. Con l’attivazione del Fondo unico si così provveduto alla ripartizione delle risorse pervenute dal livello nazionale sulla base dei contributi concessi nell'ultimo triennio e per le leggi che hanno già operato nell'anno corrente sulla base anche dei dati forniti dai soggetti gestori nel 1° semestre 2000. Le risorse vengono impiegate secondo le modalità previste dalle varie leggi delegate al fine di consentire l’attivazione dei procedimenti di concessione degli incentivi. Nell’ambito degli incentivi oggetto del conferimento alla Regione risultano privilegiate anche nelle Marche quelle tipologie di incentivo finalizzate a sostenere investimenti idonei ad incrementare i livelli occupazionali, a favorire la ricerca, l’innovazione e la compatibilità ambientale dei processi produttivi, erogabili mediante procedure celeri di tipo “automatico”. La Regione Marche attualmente sta anche partecipando al coordinamento
interregionale Di seguito viene indicato lo schema di riparto delle risorse previsto nell’attivazione del Fondo unico per l’anno 2000. Gli aiuti agli investimenti si dimostrano efficaci per la creazione di nuove imprese, di nuova occupazione e per il rinnovamento tecnologico degli impianti, basti pensare al successo riscontrato dalla L.488, dalla L.341 e dalla L.266, che favoriscono le stesse tipologie di investimento, queste ultime con il “bonus fiscale”. Dalle analisi più recenti svolte dalla Commissione Europea emerge che il problema principale, comune a tutta Europa, è una mancanza di dinamismo, nonché una lentezza nell’innovazione e nello sfruttamento di nuove tecnologie dell’informazione e dei servizi altamente qualificati che si traducono in un rallentamento nella crescita della produttività e negli adattamenti strutturali. Massima attenzione dovrà, quindi, essere posta a tutti i livelli, comunitario, nazionale e regionale per individuare le migliori forme in materia di politiche di sostegno alla competitività delle imprese. Nelle Marche, ad esempio, la Legge 140/97 si è dimostrata uno strumento efficace per stimolare la ricerca e l’innovazione nelle imprese, soprattutto in quelle di piccola e media dimensione, con il meccanismo nuovo del ” bonus fiscale”. La ricerca e lo sviluppo tecnologico rappresentano i fattori vincenti proprio per le PMI ed occupano per questo una parte importante della politica economica nazionale e di quella regionale.
Nella legge regionale n.10/99, di recepimento del Dlgs 112/98,è stata prevista la redazione di un Piano per le Attività Produttive per fornire un quadro organico ed esaustivo degli interventi vigenti o attivabili dalla Regione Marche in una logica integrata, con le risorse nazionali delegate nel Fondo unico, con le risorse regionali e con le risorse che derivano dagli interventi dei Fondi Strutturali. Il documento, che si intende predisporre, dovrebbe risultare uno strumento snello e chiaro, ricognitivo dell'esistente, ma soprattutto in grado di fornire le principali direttrici che la Regione intende seguire per il sostegno alle attività economiche e produttive, al fine di favorire lo sviluppo economico del territorio e la crescita della competitività di sistema del nostro sistema produttivo. Tale Piano, partendo dal quadro economico della situazione attuale, dai fabbisogni accertati del settore manifatturiero allargato e dei servizi alla produzione, è essenzialmente destinato ad individuare: -alcuni grandi obiettivi generali dell'azione di "policy" regionale
(lo sviluppo sostenibile, -degli obiettivi intermedi che rappresentano i grandi fattori strategici
per la Questo lavoro potrà dare risultati efficaci, sia nella fase di elaborazione del Piano, che nella fase della sua attuazione, solo grazie ad un'azione di forte e costante concertazione con le categorie produttive destinatarie degli interventi e con gli Enti Locali coinvolti nello sviluppo dei loro territori. Linee di indirizzo strategiche per la redazione del Piano risultano le
seguenti: -la capacità di porre in essere gli strumenti agevolativi in una logica complementare ed integrata, fornendo alle imprese dei veri e propri "pacchetti integrati". -la massima diffusione della conoscenza sulle agevolazioni disponibili per le imprese.
Si avanza, di seguito, una prima ipotesi di struttura del Piano per le
attività produttive per Tale proposta dovrà essere oggetto di ampio confronto con le categorie
produttive, le Nell’ambito dell’area della formazione e delle infrastrutture
gli obiettivi intermedi e le
1.QUADRO ECONOMICO REGIONALE 2.OBIETTIVI GENERALI: 1.AUMENTO DELLA COMPETITIVITA' DI SISTEMA 2.CRESCITA, INNOVAZIONE, QUALITA’ 3.INTERNAZIONALIZZAZIONE 4.CAPITALIZZAZIONE ED EQUILIBRIO FINANZIARIO 5.FORMAZIONE ED INCREMENTO QUALITATIVO 6.INFRASTRUTTURE PER LO SVILUPPO 7.MIGLIORAMENTO AMBIENTALE, 8.RIDUZIONE DELLE DISPARITA' SOCIO-ECONOMICHE 9.MIGLIORAMENTO DEL RAPPORTO P.A. E IMPRESE
ASSE 1 .SVILUPPO PRODUTTIVO OBIETTIVI SPECIFICI (Misure) 1.1 AIUTI AGLI INVESTIMENTI e pacchetti integrati di Leggi delegate confluite nel Fondo Unico Leggi regionali Docup ob. 2 2000/2006 1.2 CREAZIONE DI IMPRESE, AMPLIAMENTI, AMMODERNAMENTI, RICONVERSIONI, TRASFERIMENTI Leggi delegate confluite nel Fondo Unico 1.3 PROMOZIONE DI CONSORZI Leggi delegate confluite nel Fondo Unico 1.4 SVILUPPO DEL TERRITORIO E PATTI TERRITORIALI
OBIETTIVI SPECIFICI (Misure) 2.1 RICERCA APPLICATA E SVILUPPO PRECOMPETITIVO 2.2 QUALITA' , INNOVAZIONE, RICERCA Leggi delegate confluite nel Fondo Unico Leggi regionali Docup ob.2 2000/2006 Svim e Centri Servizi 2.3 COMPETTITIVITA' DEI SISTEMI PRODUTTIVI LOCALI
2.4 SVILUPPO DELLE RETI E DELLA SOCIETA' DELL'INFORMAZIONE
OBIETTIVI SPECIFICI (Misure) 3.1 AIUTI ALL'EXPORT solo leggi nazionali non delegate alla Regione 3.2 INVESTIMENTI DIRETTI ALL'ESTERO solo leggi nazionali non delegate 3.3 PROMOZIONE E FIERE 3.4 SPORTELLO UNICO PER L'INTERNAZIONALIZZAZIONE 3.5 SOSTEGNO AI CONSORZI ALL'ESPORTAZIONE Leggi nazionali confluite nel Fondo Unico 3.6 NUOVA LEGGE PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE
OBIETTIVI SPECIFICI (Misure) 4.1 CAPITALIZZAZIONI E SOSTEGNO AL CAPITALE DI RISCHIO Leggi nazionali confluite nel Fondo Unico Docup ob.2- Asse1.Misura 1.2- Azione 2
Docup ob.2- Asse1.Misura 1.2- Azione 1 . Fondi di garanzia (SRG e Consorzio di 2° grado) Società Regionale di garanzia ASSE 5. INFRASTRUTTURE DI SERVIZIO ALLA PRODUZIONE OBIETTIVI SPECIFICI (Misure) 5.1 AREE INDUSTRIALI ED INSEDIAMENTI PRODUTTIVI (aree industriali ecologicamente attrezzate) 5.2 INFRASTRUTTURE DI SERVIZIO (Interporto, centri di stoccaggio, trattamento, smaltimento rifiuti)
OBIETTIVI SPECIFICI (Misure) 6.1 SPORTELLI UNICI PER LE IMPRESE 6.2 DIFFUSIONE DELLE RETI TELEMATICHE
1.3.PESARO 2000: IL RAFFORZAMENTO DEL SISTEMA DELLE AUTONOMIE LOCALI PER IL BENESSERE SOCIALE DELLA COMUNITA’ REGIONALE.
Il policentrismo economico ha svolto, e svolge tutt’ora, un ruolo decisivo per garantire lo sviluppo diffuso del territorio regionale Questo sviluppo non provoca fratture nelle comunità locali marchigiane, che riescono a coniugare crescita economica, qualità della vita e sicurezza sociale. E’ uno dei caratteri peculiari del “modello marchigiano”, che riesce così ad eludere un trade-off altrimenti stringente tra ricerca dell’efficienza produttiva e benessere sociale della comunità. A tale risultato contribuisce in misura decisiva un elemento distintivo del nostro modello regionale: il policentrismo istituzionale. La rete di Istituzioni e poteri civili locali diffusi sul territorio accompagna i processi economici favorendo la coesione e la sicurezza sociale delle tante realtà locali marchigiane. Nelle Marche c’è un’attività d’impresa circa ogni 8 abitanti. E’ difficile pensare che la nostra regione avesse potuto sperimentare questa esplosione di capacità imprenditoriale se i cittadini non avessero avuto la garanzia di un elevato grado di soddisfazione dei propri bisogni primari – sanità, assistenza sociale, istruzione, legalità, ecc. – ovvero delle esigenze di sicurezza sociale. La crescita economica sicuramente favorisce la produzione delle risorse da destinare per queste finalità. Ma è soprattutto la rete dei poteri civili che ha garantito, e garantisce, l’organizzazione di servizi coerenti con le esigenze di benessere e regolazione sociale delle nostre comunità locali E’ il modello della “città-regione”, imperniato su un forte sistema delle Autonomie, istituzionali e funzionali capace di esprimere al meglio le capacità di auto-governo delle realtà locali delle Marche. 1.3.2.STATUTO REGIONALE E RIFORME ISTITUZIONALI: RELAZIONALITA’, RAPPRESENTANZA POLICENTRICA E DECISIONALITA’. Il sistema dei Comuni, delle Province, delle Comunità Montane, delle autonomie funzionali, svolge, quindi, un ruolo strategico per garantire alle Marche la possibilità di proseguire su un sentiero di crescita capace di preservare un felice equilibrio tra sviluppo delle attività economiche e valorizzazione del territorio, tra innovazione e rispetto delle tradizioni culturali, tra efficienza produttiva e solidarietà sociale. Sono queste le motivazioni che inducono l’Istituzione regionale a svolgere una fattiva funzione di servizio rispetto alle Istituzioni ed agli Enti locali, per accompagnarne il rafforzamento e potenziare la complessiva capacità di risposta del modello della “città-regione” rispetto alle esigenze dei cittadini, delle famiglie e delle imprese. In tale direzione, i processi di decentramento amministrativo e la fase costituente che si è aperta in questa legislatura costituiscono opportunità fondamentali per incrementare il grado di “relazionalità” istituzionale e sociale che la comunità regionale è capace di sperimentare. Opportunità da cogliere, quindi, per coniugare la valorizzazione del sistema delle Autonomie con il rafforzamento del ruolo di governo dell’Istituzione regionale, per far vivere insieme rappresentanza policentrica e decisionalità. Nella filosofia della rappresentanza che deve sottendere l’elaborazione del nuovo Statuto regionale, infatti, si tratta di rifiutare sia gli “egoismi” istituzionali o sociali, o sia un nuovo centralismo su scala regionale. Per questa finalità la Regione, da un lato, deve spogliarsi ancor più ampiamente delle funzioni gestionali per concentrare il “focus” sull’esercizio di una forte ed incisiva funzione di indirizzo e direzionalità della poliarchia regionale, ovvero del sistema dei poteri diffusi delle Marche. Dall’altro è necessario rafforzare ulteriormente uno dei principali punti di forza della società regionale: la relazionalità, ovvero la sua capacità e attitudine nel costruire reti di relazioni in cui i tanti protagonismi istituzionali e sociali possano fare sistema intorno a condivisi progetti di crescita. In questo quadro la definizione dello Statuto rappresenta l’occasione irripetibile per offrire ancora maggiore contenuti alla sussidiarietà verticale ed orizzontale, supportando l’ulteriore crescita sia di un policentrismo distribuito ed armonico dei poteri civili e delle autonomie funzionali, sia del ruolo delle forze sociali nella definizione delle opzioni di sviluppo dell’intera comunità regionale. 1.3.3.DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO E TRASFERIMENTO DELLE RISORSE AGLI ENTI LOCALI. Il processo di decentramento amministrativo offre un’altra rilevante opportunità per il rafforzamento del sistema degli Autonomie locali. Nella nostra regione è stato completato, con il pieno coinvolgimento degli Enti locali e degli altri soggetti interessati, il complesso processo finalizzato al recepimento dei decreti legislativi statali di conferimento di funzioni amministrative, adottati in attuazione della legge n. 59/97. Con la legge regionale n.10/1999 concernente “Riordino delle funzioni amministrative della Regione e degli Enti locali nei settori dello sviluppo economico ed attività produttive, del territorio, ambiente e infrastrutture, dei servizi alla persona e alla comunità, nonché dell’ordinamento ed organizzazione amministrativa” è stato definito, in attuazione del decreto legislativo n.112/1998, un modello di decentramento che ha riguardato, in modo unitario, una vasta gamma di settori. E’ ora in fase conclusiva anche l’iter di trasferimento delle risorse finanziarie, umane, organizzative e strumentali necessarie all’esercizio delle funzioni amministrative conferite. In uno specifico accordo tra Governo, Regioni ed Autonomie locali, promosso dalla Conferenza Unificata, è stato affidato a ciascuna Regione, per le funzioni amministrative di cui all’articolo 117 della Costituzione, il compito di definire, sulla base delle singole leggi regionali di conferimento, il riparto delle risorse tra Enti locali, attivando le necessarie procedure di consultazione. In attuazione di tale accordo, nella nostra Regione sono state effettuate riunioni con i rappresentanti degli Enti locali, per pervenire, sulla base del conferimento operato con la legge regionale n. 10/1999, ad una ipotesi concordata di riparto delle risorse statali individuate dagli schemi di DPCM relativi all’esercizio delle funzioni previste dal decreto legislativo n. 112/1998 nelle seguenti materie: ambiente; concessione di trattamenti economici in favore degli invalidi civili; demanio idrico; energia, miniere e risorse geotermiche, istruzione scolastica; opere pubbliche; polizia amministrativa; protezione civile; trasporti; salute umana e sanità veterinaria; viabilità. Il 19 ottobre 2000 la Conferenza Regionale delle autonomie, riunita in seduta congiunta con il Comitato d’intesa Regione – ANCI – UPI -UNCEM –AICCRE- Lega delle autonomie locali, ha espresso parere favorevole sull’ipotesi di riparto formulata. Con deliberazioni della Giunta regionale n. 2190 del 24 ottobre 2000 e n. 2312 del 7 novembre 2000, è stata approvata la proposta definitiva di riparto, che è così stata trasmessa al Governo, al fine della emanazione dei DPCM di trasferimento delle risorse necessarie all’esercizio delle funzioni conferite dal decreto legislativo n. 112/1998. Dal 1° gennaio 2001 gli Enti locali marchigiani saranno così in grado di esercitare le funzioni amministrative conferite. Nella proposta di legge finanziaria per l’anno 2001 è stata, peraltro, inserita una disposizione diretta, tra l’altro, a risolvere i problemi connessi al mancato completamento, entro il 31 dicembre 2000, della procedura di mobilità relativa ai contingenti di personale trasferito.
Il sistema delle autonomie locali ha necessità di rapportarsi, con sempre maggiore frequenza, con le varie strutture regionali per acquisire informazioni, affrontare problemi e per definire questioni di varia natura, soprattutto nei rapporti tra Amministrazioni pubbliche.. Tale rapporto non sempre risulta agevole per l’oggettiva difficoltà a volte riscontrata di individuare la struttura o l’interlocutore competente. Tale difficoltà è accentuata in questa fase particolare del decentramento amministrativo, nella quale sono in corso i processi di trasferimento di competenze, funzioni, risorse umane e finanziarie ai vari livelli istituzionali. In alcuni casi, infatti, si vengono a creare dubbi ed incertezze interpretative sul piano normativo. A ciò va aggiunto che è allo studio una proposta di legge sulla riorganizzazione amministrativa delle strutture regionali che, presumibilmente, comporterà accorpamenti di materie omogenee sia a livello di strutture complesse che di servizi ed uffici ridefinendo compiti e funzioni. Viene pertanto avvertita l’esigenza da parte degli Enti locali, in analogia a quanto già previsto per le imprese che si avvalgono dello Sportello unico per le attività produttive istituito presso i Comuni, di rapportarsi a livello regionale con un unico interlocutore che sia in grado di fornire, quanto meno nella prima fase, tutte le informazioni e notizie di interesse specifico. Per lo svolgimento di tale servizio di semplificazione dei rapporti tra Pubbliche Amministrazioni la Regione Marche sta definendo un progetto teso alla costituzione, presso il Servizio Rapporti con gli Enti locali e gli Enti dipendenti dalla Regione, di uno Sportello regionale per gli Enti locali. Tale Sportello svolgerà il ruolo di prima interfaccia della Regione per gli Enti locali, per accompagnare, sul piano informativo ed operativo, il rapporto tra Amministrazioni locali e Amministrazione regionale.
E’ in fase di formalizzazione, da parte della Giunta regionale, l’iniziativa legislativa relativa al programma di individuazione degli ambiti per la gestione associata sovracomunale di funzioni e servizi ed alla concessione di contributi ed incentivi alla progressiva unificazione. In attuazione dell’articolo 33 del decreto legislativo n. 267/2000 e dell’articolo 4 della legge regionale n. 10/1999, è stata, infatti, elaborata una specifica proposta di legge regionale diretta a promuovere l’esercizio associato di funzioni e servizi da parte dei Comuni, in particolare di quelli di minore dimensione demografica. Le possibili opzioni sono state oggetto di un approfondito esame da parte di un gruppo tecnico di lavoro, composto da rappresentanti della Regione e delle Associazioni degli Enti locali. Sulla base degli esiti di tale esame è stata definita la prima stesura del testo ed è stata avviata una consultazione informale. Il testo è stato successivamente rielaborato anche sulla base indicazioni fornite dai componenti del Comitato tecnico - scientifico per la legislazione. Il 9 novembre 2000 il testo licenziato dalla Conferenza dei servizi è stato sottoposto alla Conferenza regionale delle autonomie, che ha espresso parere favorevole, con una modifica diretta ad assicurare la volontaria determinazione dei Comuni nella definizione degli ambiti. Obiettivo prioritario della proposta di legge regionale è quello di concorrere a superare l’eccessiva frammentazione e le difficoltà organizzative dei Comuni, di assicurare un esercizio più efficace ed efficiente delle funzioni e di diminuire i costi a carico dei cittadini. In un contesto in cui si riducono le disponibilità finanziarie, l’integrazione tra gli enti, che consente di coniugare al meglio il principio di sussidiarietà con quello di adeguatezza, costituisce, infatti, una via obbligata per rafforzare l’autonomia ed accrescere la capacità di governo. I processi di integrazione debbono, però, essere realizzati con gradualità e non possono essere imposti dall’alto; vanno sostenuti ed incentivati, senza compressione delle identità locali e delle risorse preziose che queste esprimono. L’esigenza di uno specifico intervento è particolarmente avvertita nella realtà marchigiana, caratterizzata da un gran numero di Comuni di piccole dimensioni, che hanno, peraltro, già avviato positive iniziative di integrazione, anche nella forma di Unioni di Comuni. Tale esigenza è diventata più forte anche in relazione ai processi di decentramento in corso, che accrescono notevolmente il ruolo e le responsabilità degli Enti locali. In questa prospettiva è stata prevista la redazione del programma triennale di individuazione degli ambiti per l’esercizio associato sovracomunale di funzioni e servizi, che deve essere concertato con gli Enti locali. Si tratta di uno strumento flessibile, al quale sono affidate le specifiche scelte relative ai Comuni da considerare di minore dimensione demografica, al numero minimo dei Comuni e alla soglia demografica minima per la gestione in forma associata, agli indicatori di rilevanza delle funzioni e dei servizi, nonché ai criteri ed alle modalità per la concessione di contributi finanziari e di incentivi di natura tecnica, istituzionale ed organizzativa. Con questo intervento la Regione vuole favorire le iniziative degli Enti locali rivolte all’esercizio associato delle funzioni, e sollecitare gli stessi ad intensificare e consolidare, da protagonisti, esperienze di sistematica e crescente integrazione, concorrendo ad assicurare la capacità di risposta unitaria di tutte le Istituzioni che operano nelle Marche alle esigenze della comunità regionale.
La formazione del personale degli Enti locali costituisce un fattore strategico per la crescita dell’efficienza/efficacia dell’Amministrazione Pubblica. Per tale finalità la Regione Marche ha definito in modo sempre più organico e sistematico progetti formativi rivolti al personale degli Enti Locali. I temi oggetto dell’offerta formativa risultano estremamente ampi: decentramento amministrativo; referenti – formatori degli Enti Locali; la nuova contabilità dell’Ente Locale; il nuovo processo tributario; comunicazione istituzionale e uffici relazioni con il pubblico; la sicurezza nei cantieri temporanei e mobili; informatica; comunicazione interna ed esterna all’Ente; attività formativa legislativa di base. La risposta delle Amministrazioni locali a questa offerta formativa predisposta dalla Regione è massiccia in quanto la partecipazione ai corsi indicati vedrà coinvolti, entro brevissimo tempo, più di 1.100 dipendenti degli Enti locali. Le più significative esigenze formative rappresentate autonomamente. Riguardano lo sportello unico per le attività produttive, la formazione su AutoCad e quella riguardante la gestione del demanio forestale. Nell’immediato futuro l’attenzione della Regione, per quanto attiene la formazione del personale degli Enti Locali, si concentrerà sulle tematiche connesse al decentramento amministrativo, che si inquadra nel più ampio processo di cambiamento in atto dalla Pubblica Amministrazione. Dobbiamo essere consapevoli, infatti, che non potrà esserci cambiamento effettivo senza condivisione dei processi, e che non potrà esserci condivisione senza un’adeguata formazione di tutti gli attori dei processi in corso. Tra le varie iniziative in cantiere per rafforzare ulteriormente la formazione rivolta agli Enti locali va segnalata quella della promozione da parte della Regione di un coordinamento unico della formazione pubblica nelle Marche, che riunisca intorno allo stesso tavolo sia i soggetti pubblici destinatari della stessa che quelli che operano nel settore: ANCI, UPI, UNCEM, Lega Autonomie, Ancitel, Scuola di formazione regionale, Scuola dei Segretari comunali. Si tratta di definire una più razionale suddivisione dei compiti diretta ad evitare sovrapposizioni e sprechi di risorse, e nello stesso tempo a diffondere le migliori esperienze realizzate da ogni soggetto. L’obiettivo strategico è quello di realizzare una formazione integrata pubblico-privato, che contribuisca ad eliminare reciproche diffidenze e pregiudizi e che agevoli la creazione di un linguaggio e di una cultura comuni.
L’istituzione degli sportelli unici per le attività produttive costituisce uno degli elementi caratterizzanti il più ampio possesso di semplificazione delle procedure derivante dai cambiamenti attualmente in atto nella P.A. Ad attivare le strutture devono essere i singoli Comuni anche in forma associata. A livello nazionale all’inizio dell’estate risultavano in funzione il 30% degli sportelli previsti. Nelle Marche, alla stesa data, oltre il 41% dei Comuni avevano attivato
lo sportello L’azione svolta dalla Regione per accompagnare i Comuni delle Marche
nella definizione dei propri progetti e nella istituzione degli sportelli
unici per le attività produttive si è sviluppata secondo
tre direttrici: Per quanto riguarda il primo punto, la Regione Marche ha stanziato la somma di 1 miliardo per l’incentivazione ai Comuni alla istituzione degli sportelli unici per le attività produttive. Sono pervenute alla Regione 41 domande presentate da parte di Comuni singoli, Comuni associati od Enti. In particolare delle 41 domande 19 sono state presentate da singoli Comuni, 9 da Comuni per la gestione associata (per un totale di 61 Comuni) e infine 13 da parte di Enti pubblici indicati dai Comuni, Comunità Montane, Consorzi di industrializzazione e Camera di Commercio, (per un totale di 148 Comuni). Su un totale di 246 Comuni delle Marche ben 228 - in forma singola o associata - sono stati coinvolti nel processo di incentivazione per l’attuazione degli sportelli unici. Per quanto riguarda il secondo punto, la Regione si è fatta carico
di acquisire in collaborazione con la Regione Umbria procedure informatiche
denominate SUAP e BNA, per le quali, nel corso del 2000, il Servizio Informatica
regionale ha attivato la relativa sperimentazione. La procedura BNA (BusinessNet Areas) riguarda la gestione del marketing territoriale delle aree industriali o commerciali marchigiane. Tale strumento si basa essenzialmente sulla costruzione di un pacchetto localizzativo relativo ad ogni singola area industriale finalizzato ad agevolare gli insediamenti produttivi sul territorio, non limitandosi a fornire un elenco delle aree disponibili, ma integrando l’offerta con una serie di informazioni strettamente connesse alle necessità informative dell’imprenditore. BusinessNET AREAS è uno strumento rivolto a tutti gli imprenditori, nazionali ed internazionali, intenzionati ad intraprendere nuove iniziative imprenditoriali sulla base di certezze su dati e tempi. L’uso dei software è concesso gratuitamente alle Amministrazioni comunali che ne fanno richiesta, Al momento hanno aderito 57 Comuni delle province di Ancona e Macerata. Lo sviluppo dell’informatizzazione dello sportello alle imprese rappresenta un obiettivo all’attenzione dell’Amministrazione regionale e costituisce sempre più un obiettivo raggiungibile. Esistono, infatti, importanti opportunità che la Regione sta promovendo in favore degli Enti locali. Una prima area d’intervento é rivolta alle amministrazioni comunali ed agli Enti locali che si collocano nell’area dell’Obiettivo 2 e viene prevista nella misura 3.4. del nuovo Docup riferita allo “Sviluppo della Società e dell’Informazione”. Lo scopo di questa misura riguarda principalmente l’avvio di un processo di sviluppo della Società nell’informazione nelle aree dell’Obiettivo 2, con particolare attenzione ai servizi che devono essere erogati alle imprese da parte della Pubblica Amministrazione, nell’intento di incrementare la competitività del territorio e di favorire lo sviluppo economico delle aree interessate. Un’altra opportunità è costituita da piano di azione nazionale di e-government approvato dal Governo nel giugno di quest’anno. In esso viene prevista la costituzione di portali di servizi alle imprese, con particolare riguardo anche allo sportello unico. Attualmente, nell’ambito dell’unità strategica prevista al piano di azione, cui partecipa anche la Regione Marche, vengono definite le modalità di realizzazione del progetto nazionale, cui le Regioni saranno chiamate a fornire un significativo contributo. Per quanto riguarda la formazione del personale addetto allo Sporte Unico la Regione Marche, tramite la Scuola di Formazione del personale regionale, sta definendo una prima iniziativa formativa pilota nei confronti di Comuni associati A questa prima attività formativa potranno seguirne altre nel
corso del 2001 con l’intento di assecondare la piena operatività
degli Sportelli.
Per agevolare il rapporto con le Amministrazioni locali la Regione è
fortemente impegnata nell’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione. Il sito Web è raggiungibile all’indirizzo Internet www.marchentilocali.it Tra i contenuti trattati si segnalano: I principali servizi offerti sono :
Causa, ed al contempo, effetto della globalizzazione, - come si è detto - è il continuo incremento della velocità e mobilità delle merci, dei capitali, delle persone e, soprattutto, delle informazioni e delle conoscenze. Aumenta la velocità di accesso alle informazioni, la velocità delle transazioni economiche, la velocità di cambiamento delle aspettative, delle preferenze e degli stili di vita delle persone e, quindi, anche la velocità delle imprese. La definizione del concetto di “annoweb” è un esempio significativo dei fenomeni in atto. L’aspetto che ora più ci interessa, poiché più rilevante sulla vita delle persone, delle imprese e delle Istituzioni, è sicuramente costituito dalla velocità di circolazione delle informazioni e delle conoscenze. Quando la velocità dei processi funzionali raggiunge un certo livello, si modifica la natura stessa dell’impresa. Ad esempio, un produttore che fosse in grado di rispondere ai cambiamenti del mercato nel giro di ore, anziché di settimane, vedrebbe la propria azienda trasformarsi radicalmente da società di prodotti a società di servizi che offre anche prodotti. Tali esempi di cambiamento si basano prevalentemente su un fattore che sta rivoluzionando i paradigmi finora costruiti: il flusso delle informazioni digitali. Tutto questo viene definito con il termine affascinante di “new economy”. Tale modello introduce nuove regole del gioco, nuove minacce, ma anche opportunità e quindi nuovi vantaggi competitivi. Presuppone una fortissima flessibilità e capacità di innovazione da parte di tutti gli attori, privati e pubblici, protagonisti dei processi di sviluppo economico. Anche se l’euforia sembra essere ormai raffreddata, non c’è dubbio che in questo ultimo periodo le performances della nuova economia abbiano spostato i riflettori sul modello e sulle potenzialità della “information and communication technology”, principalmente diffusasi negli Usa, che registrano uno dei più lunghi cicli di crescita senza inflazione proprio grazie allo sviluppo dei settori “high tech”. Questi settori, infatti, innalzando il livello di produttività del sistema economico, evitano il sorgere di tensioni inflattive e permettono di superare il trade-off tra crescita e inflazione. Questo nuovo scenario deve essere affrontato anche dal modello di organizzazione industriale Nord-Est-Centro di cui fa parte la nostra regione. Ed allora gli operatori istituzionali e tutti coloro che guardano con attenzione al futuro sviluppo della nostra comunità, non possono fare a meno di chiedersi se i nostri sistemi locali sapranno fronteggiare i rischi e cogliere le opportunità derivanti dalla modifica degli scenari concorrenziali appena descritti. Soprattutto, il modello marchigiano che ha saputo crescere “senza fratture” come potrà fronteggiare la transizione da un paradigma all’altro, che introduce necessariamente discontinuità ed impone varianti e profonde modifiche? I nostri distretti industriali, aperti all’innovazione, capaci di grande flessibilità organizzativa-imprenditoriale e proiettati sui mercati internazionali, sono fortemente caratterizzati da produzioni “tradizionali”. Siamo, in sostanza nella old economy, e da li guardiamo con malcelato desiderio alle opportunità della new economy, che sembra avere carte migliori da giocare. Domanda e produttività crescono nella nuova economia assai più di quanto avviene nei settori tradizionali. Si definiscono oggi nuovi concorrenti, a più basso costo dei fattori, che vengono a mettere in discussione i vantaggi competitivi fin qui raggiunti dalle nostre produzioni. Noi abbiamo fiducia che i nostri sistemi locali abbiano, al loro interno, le potenzialità per affrontare con successo anche questo nuovo scenario. Con l’emergere del cosiddetto modello post-fordista, i sistemi produttivi locali sapranno rinnovarsi, dando ulteriore prova di quella flessibilità che costituisce uno dei principali punti di forza dei sistemi di piccola e media impresa. In altri termini, “piccolo potrà ancora essere bello se si saprà pensare in grande”, creando coalizioni sul territorio ed incrementando fortemente le capacità di relazioni nei sistemi locali. Le Istituzioni avranno un compito fondamentale di accompagnamento in questa difficile transizione, impegnandosi per rafforzare sul territorio la dotazione di quei fattori materiali e immateriali che rappresentano le variabili critiche della competizione globale. 1.4.2.L’EVOLUZIONE POSSIBILE DEL MODELLO DISTRETTUALE: IL PRESIDIO DELLA FRONTIERA DELL’INNOVAZIONE DEL CORE-BUSINESS. Favorire la crescita dell’high-tech richiederebbe forti investimenti, e non potrebbe avvenire dall’oggi al domani. Non basta l’esistenza di potenzialità teoriche per far scattare l’iniziativa imprenditoriale. Una radicale diversificazione dell’economia regionale sarebbe assai difficile da interpretare. Molto più semplice ed efficace appare la possibilità di presidiare i segmenti di mercati in cui già abbiamo una posizione di leadership, interpretando al meglio la capacità di innovazione della nostra comunità, collegando nuove idee, imprenditorialità e finanza. La vera sfida, pertanto, è quella di avvicinare old e new economy, superando una dicotomia che soltanto pregiudizi o false convinzioni possono considerare insuperabili. E’ la consapevolezza, infatti, che per dare continuità ai successi finora raggiunti, il “modello marchigiano” deve accettare la sfida di rimanere a contatto con la frontiera dell’innovazione del core-business dell’economia regionale. Non si tratta di esaltare o rifuggire dalla mitologia dell’high-tech: si tratta di essere consapevoli che l’innovazione può attraversare tutti i settori, anche quelli apparentemente più maturi, determinandone una profonda rigenerazione. Non bisogna pensare che le prestazioni della new economy siano irraggiungibili. Come insegna la storia di altre rivoluzioni tecnologiche, la crescita della produttività che inizialmente si localizza a ridosso dell’innovazione fondamentale, tende, col tempo, a trasferirsi a valle nei settori utilizzatori. Anche in questi settori, le tecnologie dell’informazione e della conoscenza, quando saranno di uso generale, saranno pagate ad un prezzo più basso e diventeranno la sede di autonome innovazioni derivate che poi si diffonderanno. Già le grandi imprese internazionali si stanno attrezzando per questa prospettiva, dal momento che tendono a concentrarsi sul core-business, ad allargare il ricorso all’outsourcing, ad investire in flessibilità, a dare autonomia strategica alle unità di business che le compongono. Ma a nostro avviso saranno proprio i sistemi di piccola e media impresa ad avere l’opportunità di beneficiare in misura maggiore delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Diverranno così sempre meno rilevanti le economie di scala; il commercio elettronico ridurrà i costi di transazione, spesso al di sotto di quelli di produzione; si favorirà l’esternalizzazione di fasi del processo produttivo e si renderanno più efficienti le attività a valle della catena del valore; aumenterà la possibilità di concentrarsi sulle fasi strategiche della filiera produttiva, ad esempio progettazione e design; si amplieranno i mercati di riferimento favorendo la proiezione internazionale delle imprese.
Il distretto industriale, quale entità che già fa leva sulle reti di relazioni tra imprese di piccola dimensione, ha la possibilità di sfruttare al meglio queste opportunità. Nelle aree di specializzazione produttiva delle Marche, ad esempio, è già intensamente praticata la politica di riduzione dei costi di produzione tramite strategie di terziarizzazione basate su differenziazioni produttive, anche su scala internazionale. La ricerca di nuovi vantaggi competitivi, soprattutto in termini costo, tende a produrre un allargamento dei tradizionali confini delle aree di specializzazione produttiva che hanno trovato radicamento nelle Marche. Si sostiene, da più parti, che sia difficile parlare ancora di distretti industriali. I sistemi locali stanno sicuramente modificando forma, dando ulteriore prova della flessibilità di questo modello di organizzazione produttiva. Tale tendenza, indotta dalle pressioni concorrenziali di un mercato sempre più globale, non deve necessariamente far timore. Anche in questo scenario il territorio continua a costituire un fattore critico della competitività, in quanto centro di direzionalità dei processi in corso. I distretti, infatti, hanno la possibilità di ridefinire il proprio profilo competitivo ed organizzativo concentrando e mantenendo il controllo sul territorio delle attività strategiche della filiera produttiva – progettazione, design, marketing, ecc. – che tra l’altro inducono una domanda di lavoro sempre più specializzata. Le aree di specializzazione produttiva rappresentano modelli di sviluppo locale fortemente radicati su valori e competenze sedimentatesi nel cotesto locale, ma costituiscono, al contempo, modelli di produzione e interazione con l’esterno essendo notevolmente proiettati sui mercati internazionali e fortemente implicati nel gioco della globalizzazione. I sistemi produttivi locali operano nell’economia globale ma interpretano
e riproducono sul territorio i nuovi vantaggi competitivi. In questa prospettiva, le attuali reti locali di piccole e medie imprese tenderanno a trasformarsi in “nodi specializzati”, raccordati anche con reti transnazionali, dando luogo ad una intensificazione ed estensione della divisione del lavoro che non sopprime i contesti locali, ma li valorizza attraverso la loro ulteriore specializzazione sulle attività strategiche e connessione con un mercato globalizzato.
Per rafforzare le reti, la “relazionalità”, la capacità di fare sistema, è necessario che la flessibilità delle imprese e dei sistemi produttivi, che oggi spesso è spontanea, sia organizzata per ridurre i costi di governo della varietà. Per gestire i mutamenti descritti le piccole e medie imprese sono chiamate ad investire in formazione, velocità ed efficienza delle comunicazioni, logistica, ecc.. Mantenere la padronanza della filiera produttiva, ed in particolare delle sue fasi nobili, in un contesto di logistica integrata e controllo di qualità con fornitori spesso non più alla porta di casa, e clienti nel mercato globale, rappresenta una sfida di innovazione tecnica, organizzativa, finanziaria e commerciale estremamente impegnativa per un tessuto di piccole e medie imprese. Si va delineando sempre più, l’esigenza di una nuova figura professionale, il “lavoratore della conoscenza”, che sia in grado di interpretare i mutamenti in atto, ed offrire soluzioni operative nel nuovo contesto dell’economia digitale. Il rapporto con il mercati esteri non può più essere affidato all’esportazione del prodotto, bensì va costruito in modo stabile e strutturato rafforzando il ruolo delle collaborazioni commerciali e produttive. La dotazione di reti di infrastrutture di comunicazione, materiali e immateriali, diventa un decisivo vantaggio competitivo in uno scenario caratterizzato dalla dematerializzazione dei processi economici e dalla velocità del cambiamento. Sono necessarie nuove forme di finanza strategica, capaci di supportare i progetti di sviluppo imprenditoriale. E’ indispensabile una Pubblica Amministrazione che agevoli lo sviluppo economico, attraverso al definizione di un quadro normativo semplificato che offra punti di riferimento certi alle attività d’impresa. Si apre, quindi, lo spazio per una politica industriale su scala regionale e locale, che rafforzi la dotazione del territorio degli assets materiali e immateriali che rappresentano i fattori critici della competitività. E’ per questo che la politica regionale di sostegno del territorio accompagna la politica di agevolazione finanziaria delle imprese e si profila quale strumento cardine per rafforzare la competitività del sistema regionale. La politica di rafforzamento della competitività di sistema del
territorio corrisponde alla filosofia di fondo dell’intervento regionale
in favore delle attività economiche e produttive: fare sistema
e relazionalità, creare coalizioni per lo sviluppo, rafforzare
la fiducia ed il capitale sociale della comunità regionale, mettere
in rete tutti gli operatori protagonisti dello sviluppo – artigiani,
industriali, professionisti, forze sociali e sindacali, Università,
banche, centri servizi , Istituzioni – per coniugare, attraverso
progetti concreti sul territorio, i fattori critici che sono stati individuati
come fondamentali per la crescita dell’economia locale: formazione;
innovazione; logistica ed infrastrutture; finanza; internazionalizzazione;
efficacia/efficienza della Pubblica Amministrazione.
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