LA
POLITICA INDUSTRIALE REGIONALE
Strategie e strumenti per la crescita dell’economia marchigiana
Siamo qui per organizzare l’agenda dei nostri prossimi impegni
L'agenda degli impegni di politica industriale, che ci accompagnerà
fino al termine di questa legislatura. Un orizzonte temporale preciso,
scandito da appuntamenti molto concreti, e sicuramente non eludibili.
Questi appuntamenti richiamano la responsabilità di tutta la
comunità regionale; e tutti i soggetti protagonisti dello sviluppo
debbono sentirsi ugualmente impegnati, con grande spirito di collaborazione.
Abbiamo innanzi a noi sfide molto difficili. E solo con l'unità
operativa della nostra comunità regionale riusciremo a vincerle.
Il quadro competitivo imposto dai processi di globalizzazione ed integrazione
monetaria europea (euro), richiede inevitabilmente una qualificazione
delle strategie e degli strumenti che sostengono l'economia.
Entrando subito nel merito del nostro odierno incontro si potrebbe dire
che la migliore politica industriale è una buona politica economica.
E l'autorità di politica economica regionale intende offrire
tutto il proprio impegno per promuovere un ambiente ancora più
favorevole all'iniziativa, alla cooperazione, alla crescita delle imprese,
attraverso lo sviluppo di una capacità competitiva, che riguardi
il sistema Marche nel suo complesso, e non più soltanto prodotti
o singole aziende.
Siamo nel mercato globale
Non basta più la competitività di prodotto, fondata sulla
disponibilità di manodopera e sulla capacità di intelligente
adattamento delle tecnologie disponibili.
La competizione globale amplia i mercati di beni, servizi e capitali,
offre nuove opportunità allo sviluppo delle attività produttive,
ma accresce ancor di più i rischi, sia per le imprese che vi
partecipano, sia per quelle che rimangono fuori.
Siamo nell' Euro.
Tutti, proprio tutti sono fortemente preoccupati del fatto che non avremo
più i vantaggi della flessibilità del cambio, cui il nostro
Paese in molte occasioni del passato, anche recente, ha affidato il
recupero delle condizioni di competitività economica, e che ora,
viceversa, dovremo salvaguardare lavorando più intensamente e
più seriamente su altri fattori, che riguardano l'impresa nel
suo. complesso ed il sistema territoriale in cui opera.
1.2 I FATTORI CRITICI PER LA STRATEGIA DELLA COMPETITIVITA’: INTERNAZIONALIZZAZIONE;
INNOVAZIONE; FORMAZIONE; LOGISTICA ED INFRASTRUTTURE; FINANZA.
Il territorio, dunque, entra di forza ed assume un ruolo di assoluto
rilievo nella politica industriale.
Ed allora, quali sono i fattori critici della competitività capaci
di incrementare (o penalizzare) il successo di un sistema regionale?
La nostra analisi si è basata su cinque fattori.
Il primo fattore che oggi molti richiamano è l’internazionalizzazione.
Finora il mercato globale ha favorito le nostre esportazioni. I nostri
imprenditori anche quelli più piccoli sono ovunque, su tutti
i mercati.
Ma presto non basterà più soltanto esserci.
Occorrerà avere forme di maggiore controllo sulle aree ritenute
strategiche.
Essere in un mercato Globale significherà organizzarsi, produrre
e vendere dove è più conveniente.
E' un salto di qualità che impegnerà soprattutto le PMI
di cui è ricca la nostra Regione.
E' il passaggio dalla promozione del prodotto, alla vera internazionalizzazione
dell'impresa e dell'economia.
Le istituzioni dovranno sapersi muovere coerentemente
- per assicurare la fluidità delle relazioni economiche
- per offrire a tutti (PMI) un quadro di conoscenze tecnico - giuridico
chiare
- per fornire informazioni e studi appropriati /per monitorare con tempestività
rischi e minacce
- per coordinarsi efficacemente con i molti soggetti oggi impegnati
nella gestione di questo fattore.
Saranno le Istituzioni in grado di farlo?
Dovranno saperlo fare perché è una condizione necessaria
per competere!
- INNOVAZIONE TECNOLOGICA.
Il secondo fattore generalmente richiamato è l'innovazione tecnologica.
Esso si basa su un rapporto molto stretto tra impresa e mondo scientifico.
Oggi, bisogna riconoscere però che le nostre imprese lavorano
molto poco con le Università e con i centri di innovazione.
Possiamo anche verificare come non sia stato molto grande il successo
ottenuto da parchi tecnologici - industriali e come molti pochi siano
stati finora gli scambi intermodali tra mondo scientifico e produzione.
C'è da chiedersi se siamo pronti a cambiare rotta!
La risposta è che se non vogliamo soccombere nella sfida della
competizione globale, dovremo esserlo necessariamente.
- FORMAZIONE.
Il terzo fattore è forse il più alla moda.
Si tratta della "formazione" o meglio dell' ”education",
il termine inglese che sintetizza le due aree che in Italia definiscono
la cultura di base e la formazione professionale.
Dicono gli Analisti, che abbiamo uno degli indicatori più bassi
al mondo nella relazione tra investimenti in cultura ed occupazione.
Detto in termini diversi la nostra istruzione non spinge, o spinge molto
poco all'occupazione.
Eppure tutti concordano che I' "education" abbia il potere
di modificare alla radice qualsiasi prospettiva di successo.
Essa rappresenta lo strumento partecipare che agisce in direzione dello
sviluppo o del regresso di un sistema regionale.
Dovremo, dunque, essere molto più attenti in futuro alla gestione
di questo fattore.
Scuola e sistema di formazione oltre a diffondere informazioni e conoscenza
dovranno essere capaci di trasferire metodi che siano in grado di interpretare
la schizofrenia di un mondo che globalizza la sua economia e frammenta
i modelli di comportamento del cittadini.
- LOGISTICA ED INFRASTRUTTURE.
Il quarto fattore "importante" per sviluppare la competitività
di un sistema regionale, nella nostra analisi, è quello che appassiona
di più gli imprenditori è la logistica; sono le infrastrutture.
Noi siamo d'accordo che questi elementi siano fondamentali.
Siamo d'accordo nel sostenere che una migliore dotazione di infrastrutture
accresca la produttività dei fattori della produzione, abbattendo
i costi di acquisizione e definendo economie esterne positive per lo
sviluppo di un territorio.
Quanta meno logistica c'è su un territorio, quanto più
alto è il costo di trasporto, quanto più difficoltose
sono le comunicazioni, tanto più forte è la tentazione
di un imprenditore a "delocalizzare"', a portare via la propria
fabbrica, laddove il processo di "internazionalizzazione"
fa intravedere migliori condizioni.
Ecco perché la politica delle infrastrutture diviene uno dei
fattori più significativi della politica industriale; e le Istituzioni
svolgono un ruolo centrale nelle fasi di progettazione e finanziamento
delle infrastrutture.
In proposito non possiamo dimenticare che la nostra Regione ha un consistente
ritardo da recuperare al più presto, essendo la sua dotazione
infrastrutturale al di sopra della media nazionale, ma al di sotto della
media del nord-est, del nord-ovest e persino del centro, e, dunque,
superiore solo al sud d'Italia.
- FINANZA.
Infine, e siamo al quinto fattore che assumiamo come strategico nella
nostra analisi sulla competitività del sistema regionale, arriviamo
alla "finanza":
Sicuramente occorre migliorare ed innovare l'offerta dei servizi, magari
anche favorendo l'affermazione di istituzioni regionali del credito
a cui qualcuno in passato non ha voluto prestare sufficiente attenzione;
ma accanto a questa che rimane la linea maestra da perseguire, non credo
che si potrà evitare di iniziare ad utilizzare la finanza internazionale
nei processi a sostegno degli investimenti.
Tra l'altro, cosi si determinerà, sicuramente un maggiore e più
determinato impulso verso un necessario processo di modernizzazione.
La finanza globale, infatti, tende inevitabilmente a parificare le condizioni
competitive dal lato della disponibilità e del costo del capitale,
allontanando ogni possibile riparo protettivo
Dobbiamo essere consapevoli di questo e muoverci conseguentemente.
Dunque, come dice il Ministro Ciampi, entriamo in un mondo nuovo, dove
la competizione è gestita dal sistema e non più da singoli
soggetti che corrono in solitudine.
1.3 IL METODO DI GOVERNO: LA CONCERTAZIONE.
In questo scenario globale noi annunciamo, che le Istituzioni hanno
acquisito piena consapevolezza del loro ruolo.
Sanno che se adotteranno comportamenti virtuosi potranno esercitare
una spinta propulsiva verso lo sviluppo del reddito e dell'occupazione,
e che se, al contrario, alimenteranno comportamenti perversi potranno
essere causa di delocalizzazione di unità produttive, con conseguente
degrado dell'economia regionale.
L'impegno è sicuramente rivolto a coltivare la virtù.
Ma alla base di ogni comportamento virtuoso c'è sempre una grande
fiducia.
E se le Istituzioni, non "sentono"' la fiducia della propria
comunità, difficilmente riusciranno ad avere fiducia in se stesse
per adottare comportamenti incidenti.
E se non esiste reciproca fiducia tra i soggetti protagonisti dello
sviluppo, difficilmente si riuscirà a sviluppare una collaborazione
operativa.
Allora, noi chiediamo a tutti voi che siete qui convenuti e rappresentate
larga parte della comunità economica regionale di avere più
fiducia nelle Istituzioni, di essere con le Istituzioni, di essere propositive
con Esse, di agire insieme ad Esse, per fare sistema ed elevare il tasso
di fiducia verso la P.A., di aiutare la P.A. a valorizzare le proprie
risorse sviluppando con essa la concertazione delle scelte.
Una concertazione virtuosa, non generica o virtuale che si esaurisce
intorno al famoso tavolo, dove al termine di lunghe discussioni, ognuno
rimane con la propria originaria opinione.
Ai soggetti che operano nell'economia, proponiamo anche di resistere
alla tentazione di chiedere al Governo locale protezione e privilegi,
proprio nel rispetto di quelle regole di mercato cui le stesse imprese
si ispirano.
Da parte loro le Istituzioni sono pronte ad impegnarsi per dare più
concretezza e sistematicità al metodo della concertazione sui
grandi interventi progettuali che definiscono la sfera della competitività.
Altresì, le Istituzioni sono pronte a rifuggire da tentazioni
protezionistiche; a moderare e limitare gli interventi destinati ad
alterare il prezzo dei fattori produttori, dei servizi e delle informazioni;
a rivedere e semplificare norme, regolamenti, pratiche e procedure che
comportino all'economia un allungamento dei "tempi di mercato",
così come, del resto sono impegnate a fare tutte le amministrazioni
di altri Paesi o Reo-ioni che hanno accettato di essere nella competizione
globale ed hanno iniziato già la loro gara.
Questo spirito e questi comportamenti basati sul rispetto del ruolo
di ciascuno, e su una grande reciproca fiducia possono aiutarci a programmare
e gestire meglio i fattori fondamentali della competitività.
Ma c'è ancora qualcosa di più che deve spingerci alla
fiducia ed alla collaborazione.
Rispetto a precedenti occasioni, oggi stiamo parlando in modo più
appropriato dei temi dello sviluppo economico, in quanto su di essi
grazie al "decreto legislativo Bassanini" si aprono per le
Regioni prospettive più ampie, concrete, ed innovative d’intervento
di quanto in passato era stato concesso.
E' una pesante responsabilità che grava sulle amministrazioni
politiche locali.
Ma questa responsabilità riguarda anche le Comunità locali.
Questa riforma in senso federalista dello Stato, o come altrimenti volete
definirla, applicando il principio di sussidiarietà, richiama
ogni elemento della società a farsi protagonista delle scelte
che lo riguardano.
Questo obbliga a collaborare, a costruire l'aggregazione di vere e proprie
coalizioni per la crescita, che si qualifichino per la volontà
di operare su obiettivi e progetti condivisi.
Questo impone la definizione di nuovi patti tra economia, società
ed istituzioni per concertare programmi e componimenti
1.4 IL NUOVO RUOLO DI GOVERNO DELLA POLITICA INDUSTRIALE DELLA REGIONE
MARCHE.
A questo punto, dopo strategia e metodo resta da aprire la terza parte
di questa riflessione: quella dedicata agli strumenti.
Se fossimo del puristi; se, cioè, ci muovessimo su un piano rigorosamente
teorico, che non considera le pressioni interessate della realtà,
probabilmente in coerenza con le cose fin qui enunciate, potremmo affermare
con una metafora che i soggetti protagonisti dello sviluppo economico
regionale dovrebbero comportarsi verso la Regione come i Berliner nel
confronti del loro direttore d'orchestra.
Sapete che gli orchestrali della Filarmonica di Berlino scelgono democraticamente
il loro direttore; essi collaborano con lui alla selezione della stagione
musicale, ed a lui chiedono di dirigere l'orchestra per realizzare i
brani selezionati.
Ma essi non chiederebbero mai al loro direttore di suonare gli strumenti
Ecco la Regione può dirigere l'orchestra con il consenso dei
suoi elementi, ma a lei non può essere chiesto, né lei
può richiedere, di suonare gli strumenti.
Detto in termini diversi, la Regione deve programmare e governare in
modo concertato, i fattori competitivi, ma non può gestirli.
La gestione degli strumenti che debbono conseguire gli obiettivi definiti
nei programmi affidati alla responsabilità dei soggetti operativi.
Per dare una traduzione concreta, naturalmente solo a titolo di esempio,
quanto detto potrebbe significare che il processo di liquidazione della
F.R.M., attivato dal Consiglio Regionale, possa anche teoricamente concludersi
con la dismissione delle partecipazioni strumentali detenute in precedenza
dalla stessa F.R.M.
Si potrebbe arrivare alla conclusione che la Regione non debba più
partecipare, direttamente o indirettamente, a B.I.C., Centri Servizi,
o Società di altro genere; ma lasciare la loro gestione, affidandola
ad Enti Locali, Università, Istituti di Credito, Imprese o Società
di Servizi.
La Regione realizzerebbe le proprie finalità di governo attraverso
l'attività legislativa o normativa ordinaria finalizzata a sostenere
specifiche misure che riguardano i fattori critici della competitività.
Naturalmente non ci sarebbero più erogazioni Istituzionali, cioè
risorse date a soggetti in base alle finalità enunciate negli
statuti costitutivi, ma sostegni finanziari su progetti, in coerenza
con l'implementazione di percorsi virtuosi sui fattori di competitività
di un sistema regionale, riscontrabili nei risultati che via via vengono
conseguiti.
Seguendo questa linea, probabilmente non sarebbe più necessaria
una società finanziaria di riferimento.
Infatti la Regione, più che essere aiutata a gestire gli strumenti
propri dell’azione operativa, dovrebbe essere aiutata a selezionare
e progettare gli obiettivi e le misure della politica industriale
E, dunque, al posto di una società finanziaria, capace di gestire
partecipazioni operative, si dovrebbe preferire una società (soggetto)
di analisi e studio capace di fornire idee e progetti innovativi e qualificanti.
Idee e progetti da porre a base delle normative legislative ed amministrative
regionali, perché divengano riferimenti precisi ed elevati qualitativamente,
per tutti i soggetti della politica industriale che opereranno autonomamente.
Comprendo che quanto ho appena enunciato possa suscitare dubbi e perplessità.
Tuttavia, mi sento di poter dire che questa distinzione tra funzioni
di governo e gestione tra Regioni e soggetti strumentali della politica
industriale diverrà un modello a cui in tempi medi non potremo,
sicuramente, sottrarci.
1.5 IL RUOLO DI GESTIONE DEGLI STRUMENTI DELLA POLITICA INDUSTRIALE.
Comunque, al di là di queste considerazioni - su cui in futuro
sarà necessario approfondire la riflessione - poiché l'istituzione
regionale deve concretamente ricercare sintesi immediate, a confronto
con le forti pressioni della realtà quotidiana, quest'oggi proponiamo
alla vostra attenzione una soluzione differente, forse meno purista,
meno avanzata, più compromissoria, che però rappresenta
l'indicazione più attuale offerta dal Tavolo di Concertazione,
in ordine alla possibile conclusione del processo di liquidazione della
F.R.M. giunto ormai in fase avanzata.
L'ipotesi è la seguente.
Costituzione di una nuova società finanziaria molto snella e
leggera partecipata al 90% dalla Regione Marche, e dal M.I.T. (ed eventualmente
dall'Unioncamere) per l'altro 10%, il cui nome provvisorio è
S.V.I.M.
Una società capace di organizzare competenze esterne per studi
, informazioni e progetti sui fattori competitivi con particolare riguardo
al processi di internazionalizzazione, alle misure definite dalla U.E.
con i suoi progetti finalizzati ed alla progettazione infrastrutturale
materiale ed immateriale.
Una società capace anche formalmente di gestire le partecipazioni
già detenute dalla ex F.R.M., e che la Regione intende continuare
a conservare in quanto considerate strategiche
Partecipazioni, su cui vi viene offerta un'abbondante documentazione,
in virtù dell'analisi molto approfondita che la Regione ha affidato
all'Imi.
Queste partecipazioni si riferiscono a diverse aree.
- Nell'area dell'innovazione tecnologica ed organizzativa, a Meccano
e Cosmob e ad una possibile maggiore integrazione tra Cta e Scam che
potrebbero definire il soggetto operativo del sistema moda.
Tutte queste società oltre ad agire su area regionale dovrebbero
progressivamente coordinarsi dando contenuti più precisi al consorzio
da loro stessi recentemente costituito;
- Nell'area fínanziaria alla S.R.G. che attraverso varie fasi
e passaggi si è posta oggi in condizione di gestire una gamma
organica ed integrata di servizi finanziari che ci auguriamo sia molto
rapidamente d'interesse degli artigiani e delle piccole imprese;
Personalmente, ritengo che in quest'area debba rientrare anche Marche
Capital una merchant-bank su cui le Istituzioni hanno effettuato forti
erogazioni finanziarie, che presuppongono un rapporto di miglior collaborazione,
anche in considerazione del fatto che il Presidente di questa società
è eletto su indicazione della Regione Marche.
La valutazione di mantenere in futuro la partecipazione nella società
non riguarda tanto la necessità/opportunità di presenziare
direttamente o meno ai processi di capitalizzazione delle imprese con
un potenziale innovativo, .quanto il più puntuale perseguimento
della missione originaria rivolta al sostegno delle PMI che pur avendo
potenzialità di crescita, fissano i propri limiti nella disponibilità
di risorse finanziarie.
In sintesi, i soggetti beneficiari ed i settori d'intervento, dal nostro
punto di vista, non possono essere orientati soltanto da una logica
speculativa, ma anche dal confronto con le priorità derivanti
dalla concertazione sulla politica industriale regionale;
- Nell'area della logistica e delle infrastrutture la partecipazione
riguarda
Interporto Marche, secondo quanto indicato da un preciso odg. del Consiglio
Regionale che richiamava la partecipazione maggioritaria nella società
e l'acquisizione delle quote private detenute dalle banche.
Per Tecnomarche, parco - scientifico tecnologico occorre insistere perché
si accentui in futuro la funzione di promozione dell'incontro tra domanda
ed offerta i innovazione tecnologica e di relazione di rete con I'Università,
Centri d'innovazione pubblici e privati, piuttosto che la costituzione
di un nuovo Centro Servizi. Non sembrano esserci infatti condizioni
di domanda tali da giustificare questa possibilità né
le risorse per attrezzare un centro che non sia specializzato settorialmente.
Questa modalità potrebbe offrire una soluzione al problema della
necessità di animare lo sviluppo nell'area territoriale ascolana,
che presenta tassi di disoccupazione molto al di sopra della media regionale,
e tassi di presenza imprenditoriale molto al di sotto della stessa media
regionale.
1.6 DAL CONTRIBUTO ISTITUZIONALE AL FINANZIAMENTO SU PROGETTI.
Naturalmente per questi centri che conservano la partecipazione del
proprio capitale sociale della nuova finanziaria regionale, vale il
principio più generale, che dopo l'1.1.1998, non ci saranno più
contributi istituzionali, ma solo eventuali finanziamenti su progetti
coerenti con l'implementazione dei fattori competitivi del sistema regionale,
che, peraltro, potranno riguardare anche altri soggetti non direttamente
partecipati dalla SVIM, ma in grado di presentare progetti qualificanti
sugli indirizzi strategici indicati dalla Regione con proprie direttive.
Questo non significa ridurre le risorse a disposizione, dei centri,
ma piuttosto, come già evidenziato in precedenza, subordinare
la loro concessione alla capacità progettuale in un contesto
caratterizzato da una maggiore concorrenzialità.
In conclusione, possiamo dire che il modello organizzativo a supporto
della politica industriale assume molta importanza, soprattutto nella
riflessione di quest'oggi, da cui tutti e soprattutto il liquidatore
della F.R.M., si attendono delle indicazioni riguardo alla conclusione
del percorso di liquidazione.
Non possiamo, comunque, dimenticare gli interventi finanziari gestiti
direttamente dall'Istituzione regionale, che poi sono più significativi
di quelli fin qui elencati.
Sono quelli in favore delle piccole e medie imprese industriali e artigianali,
definiti dai DOCUP Ob 2 e 513, dal PIC/PMI, dal programma RETEX, dalla
L.R. 66/1997 "Interventi per lo sviluppo della qualità nelle
piccole e medie imprese" e dalla L.R. 33/1997 "Interventi
per lo sviluppo e la qualificazione dell'artigianato marchigiano".
E' il piano regionale dell'artigianato, la cui proposta è ormai
in dirittura d'arrivo. Sono gli strumenti a sostegno del processo di
internazionalizzazione, le agevolazioni alle attività di ricerca
e sviluppo ed innovazione tecnologica, le azioni complementari agli
interventi di politica industriale.
Tutti argomenti, su cui avremo altre specifiche occasioni di approfondimento.
1.7 I DISTRETTI INDUSTRIALI E LE COALIZIONI PER LO SVILUPPO.
Oggi, abbiamo solo la possibilità di ribadire che le azioni di
politica industriale dell’Istituzione regionale debbono favorire
e sviluppare le capacità di auto - organizzazione delle risorse
diffuse nel sistema regionale, attraverso la promozione di politiche
di coalizione e concezione a livello locale.
Assumono cosi sempre maggiore importanza le alleanze, le politiche di
networkimg, volte a costruire reti di relazioni tese a consolidare meccanismi
di integrazione e coordinamento tra i diversi attori, pubblici e privati.
Ed è in questo quadro che viene riconfermato come priorità
il sostegno ai distretti industriali che hanno trovato radicamento nella
nostra regione e che contribuiscono a definire la competitività
dell'economia marchigiana.
Sono le aree - sistema caratterizzate da una particolare specializzazione
e capacità di utilizzare quale fattore competitivo la cultura
di prodotto dell'area stessa, la professionalità della forza
lavoro, le relazioni di cooperazione interaziendali.
Ora, per consolidare questo punto di forza del modello di crescita marchigiano
la Regione ha provveduto a ridefinire ed aggiornare la precedente delimitazione
dei distretti, attraverso l'utilizzo dei dati del censimento 1991. Si
à così arrivati all’individuazione di 42 sistemi
locali, che dovrà servire a favorire una migliore attuazione
della L. 317/91 e della L. 266/97.
Attraverso questo processo sarà possibile, pertanto, attivare
importanti risorse finanziarie sulla base di progetti integrati tra
i soggetti pubblici e privati protagonisti dello sviluppo locale.
Una prima occasione di sperimentazione, indicata nell'accordo di programma
quadro per il terremoto all'interno dell'intesa Istituzionale Stato
- Regione riguarderà il distretto industriale fabrianese.
Come valutazione finale si può dire che da parte nostra, cioè
da parte delle Istituzioni, la sfida della globalizzazione e dell'integrazione
monetaria europea può essere assunta con la consapevolezza:
- della necessità di dover migliorare fortemente la capacità
di programmazione e progettazione sui fattori critici della competitività
con particolare riguardo a formazione ed infrastrutture;
- della possibilità che questi processi globali possano riguardare
anche in maniera profondamente differente le varie componenti dell'economia
e della comunità regionale, e quindi le Istituzioni dovranno
essere pronte a ricucire gli eventuali strappi;
- della necessità, sempre da parte delle Istituzioni, di dover
migliorare le competenze tecnico - amministrative nei livelli di governo
locali che saranno presto chiamati ad esercitare funzioni in materia
di sviluppo economico dal decentramento dei poteri;
- della necessità, soprattutto, di stabilire un rapporto di fiducia
e di collaborazione con tutti i soggetti protagonisti dello sviluppo,
perché insieme si possa affrontare il problema delle conoscenze
critiche per superare il vincolo delle condizioni competitive;
In estrema sintesi, dunque, solo dimostrando di essere una vera comunità,
dotata di una autentica identità, le Marche riusciranno a vincere
una sfida che non si pone a singoli elementi (industriali, artigiani,
lavoratori, professionisti o docenti universitari), ma a tutta la regione,
investita della responsabilità di proporsi come un sistema fortemente
unito e competitivo.
Questo impone la definizione di nuovi patti tra economia, società
ed istituzioni per concertare programmi, strumenti e comportamenti.
Credo che le cose fin qui dette facciano emergere con sufficiente nitidezza,
le linee fondamentali che la Istituzione regionale intende perseguire.
Credo che sia chiaro l'annuncio di un impegno più forte e determinato
per rafforzare la competitività del sistema regionale, creando
un ambiente ancora più favorevole alla attività di impresa,
attraverso un governo migliore e più efficace dei fattori in
precedenza indicati: internazionalizzazione, innovazione tecnologica,
education, logistica e finanza.
Credo sia altrettanto chiaro il metodo cui vogliamo affidare il successo
di questa strategia: si chiama “concertazione", ovvero collaborazione
non rituale, ma operativa tra la comunità regionale e le sue
Istituzioni.
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