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LA POLITICA INDUSTRIALE REGIONALE
Strategie e strumenti per la crescita dell’economia marchigiana


Siamo qui per organizzare l’agenda dei nostri prossimi impegni L'agenda degli impegni di politica industriale, che ci accompagnerà fino al termine di questa legislatura. Un orizzonte temporale preciso, scandito da appuntamenti molto concreti, e sicuramente non eludibili.
Questi appuntamenti richiamano la responsabilità di tutta la comunità regionale; e tutti i soggetti protagonisti dello sviluppo debbono sentirsi ugualmente impegnati, con grande spirito di collaborazione.
Abbiamo innanzi a noi sfide molto difficili. E solo con l'unità operativa della nostra comunità regionale riusciremo a vincerle.
Il quadro competitivo imposto dai processi di globalizzazione ed integrazione monetaria europea (euro), richiede inevitabilmente una qualificazione delle strategie e degli strumenti che sostengono l'economia.
Entrando subito nel merito del nostro odierno incontro si potrebbe dire che la migliore politica industriale è una buona politica economica.
E l'autorità di politica economica regionale intende offrire tutto il proprio impegno per promuovere un ambiente ancora più favorevole all'iniziativa, alla cooperazione, alla crescita delle imprese, attraverso lo sviluppo di una capacità competitiva, che riguardi il sistema Marche nel suo complesso, e non più soltanto prodotti o singole aziende.
Siamo nel mercato globale
Non basta più la competitività di prodotto, fondata sulla disponibilità di manodopera e sulla capacità di intelligente adattamento delle tecnologie disponibili.
La competizione globale amplia i mercati di beni, servizi e capitali, offre nuove opportunità allo sviluppo delle attività produttive, ma accresce ancor di più i rischi, sia per le imprese che vi partecipano, sia per quelle che rimangono fuori.
Siamo nell' Euro.
Tutti, proprio tutti sono fortemente preoccupati del fatto che non avremo più i vantaggi della flessibilità del cambio, cui il nostro Paese in molte occasioni del passato, anche recente, ha affidato il recupero delle condizioni di competitività economica, e che ora, viceversa, dovremo salvaguardare lavorando più intensamente e più seriamente su altri fattori, che riguardano l'impresa nel suo. complesso ed il sistema territoriale in cui opera.
1.2 I FATTORI CRITICI PER LA STRATEGIA DELLA COMPETITIVITA’: INTERNAZIONALIZZAZIONE; INNOVAZIONE; FORMAZIONE; LOGISTICA ED INFRASTRUTTURE; FINANZA.
Il territorio, dunque, entra di forza ed assume un ruolo di assoluto rilievo nella politica industriale.
Ed allora, quali sono i fattori critici della competitività capaci di incrementare (o penalizzare) il successo di un sistema regionale?
La nostra analisi si è basata su cinque fattori.
Il primo fattore che oggi molti richiamano è l’internazionalizzazione.
Finora il mercato globale ha favorito le nostre esportazioni. I nostri imprenditori anche quelli più piccoli sono ovunque, su tutti i mercati.
Ma presto non basterà più soltanto esserci.
Occorrerà avere forme di maggiore controllo sulle aree ritenute strategiche.
Essere in un mercato Globale significherà organizzarsi, produrre e vendere dove è più conveniente.
E' un salto di qualità che impegnerà soprattutto le PMI di cui è ricca la nostra Regione.
E' il passaggio dalla promozione del prodotto, alla vera internazionalizzazione dell'impresa e dell'economia.
Le istituzioni dovranno sapersi muovere coerentemente
- per assicurare la fluidità delle relazioni economiche
- per offrire a tutti (PMI) un quadro di conoscenze tecnico - giuridico chiare
- per fornire informazioni e studi appropriati /per monitorare con tempestività rischi e minacce
- per coordinarsi efficacemente con i molti soggetti oggi impegnati nella gestione di questo fattore.
Saranno le Istituzioni in grado di farlo?
Dovranno saperlo fare perché è una condizione necessaria per competere!
- INNOVAZIONE TECNOLOGICA.
Il secondo fattore generalmente richiamato è l'innovazione tecnologica.
Esso si basa su un rapporto molto stretto tra impresa e mondo scientifico.
Oggi, bisogna riconoscere però che le nostre imprese lavorano molto poco con le Università e con i centri di innovazione.
Possiamo anche verificare come non sia stato molto grande il successo ottenuto da parchi tecnologici - industriali e come molti pochi siano stati finora gli scambi intermodali tra mondo scientifico e produzione.
C'è da chiedersi se siamo pronti a cambiare rotta!
La risposta è che se non vogliamo soccombere nella sfida della competizione globale, dovremo esserlo necessariamente.
- FORMAZIONE.
Il terzo fattore è forse il più alla moda.
Si tratta della "formazione" o meglio dell' ”education", il termine inglese che sintetizza le due aree che in Italia definiscono la cultura di base e la formazione professionale.
Dicono gli Analisti, che abbiamo uno degli indicatori più bassi al mondo nella relazione tra investimenti in cultura ed occupazione.
Detto in termini diversi la nostra istruzione non spinge, o spinge molto poco all'occupazione.
Eppure tutti concordano che I' "education" abbia il potere di modificare alla radice qualsiasi prospettiva di successo.
Essa rappresenta lo strumento partecipare che agisce in direzione dello sviluppo o del regresso di un sistema regionale.
Dovremo, dunque, essere molto più attenti in futuro alla gestione di questo fattore.
Scuola e sistema di formazione oltre a diffondere informazioni e conoscenza dovranno essere capaci di trasferire metodi che siano in grado di interpretare la schizofrenia di un mondo che globalizza la sua economia e frammenta i modelli di comportamento del cittadini.
- LOGISTICA ED INFRASTRUTTURE.
Il quarto fattore "importante" per sviluppare la competitività di un sistema regionale, nella nostra analisi, è quello che appassiona di più gli imprenditori è la logistica; sono le infrastrutture.
Noi siamo d'accordo che questi elementi siano fondamentali.
Siamo d'accordo nel sostenere che una migliore dotazione di infrastrutture accresca la produttività dei fattori della produzione, abbattendo i costi di acquisizione e definendo economie esterne positive per lo sviluppo di un territorio.
Quanta meno logistica c'è su un territorio, quanto più alto è il costo di trasporto, quanto più difficoltose sono le comunicazioni, tanto più forte è la tentazione di un imprenditore a "delocalizzare"', a portare via la propria fabbrica, laddove il processo di "internazionalizzazione" fa intravedere migliori condizioni.
Ecco perché la politica delle infrastrutture diviene uno dei fattori più significativi della politica industriale; e le Istituzioni svolgono un ruolo centrale nelle fasi di progettazione e finanziamento delle infrastrutture.
In proposito non possiamo dimenticare che la nostra Regione ha un consistente ritardo da recuperare al più presto, essendo la sua dotazione infrastrutturale al di sopra della media nazionale, ma al di sotto della media del nord-est, del nord-ovest e persino del centro, e, dunque, superiore solo al sud d'Italia.
- FINANZA.
Infine, e siamo al quinto fattore che assumiamo come strategico nella nostra analisi sulla competitività del sistema regionale, arriviamo alla "finanza":
Sicuramente occorre migliorare ed innovare l'offerta dei servizi, magari anche favorendo l'affermazione di istituzioni regionali del credito a cui qualcuno in passato non ha voluto prestare sufficiente attenzione; ma accanto a questa che rimane la linea maestra da perseguire, non credo che si potrà evitare di iniziare ad utilizzare la finanza internazionale nei processi a sostegno degli investimenti.
Tra l'altro, cosi si determinerà, sicuramente un maggiore e più determinato impulso verso un necessario processo di modernizzazione.
La finanza globale, infatti, tende inevitabilmente a parificare le condizioni competitive dal lato della disponibilità e del costo del capitale, allontanando ogni possibile riparo protettivo
Dobbiamo essere consapevoli di questo e muoverci conseguentemente.
Dunque, come dice il Ministro Ciampi, entriamo in un mondo nuovo, dove la competizione è gestita dal sistema e non più da singoli soggetti che corrono in solitudine.
1.3 IL METODO DI GOVERNO: LA CONCERTAZIONE.
In questo scenario globale noi annunciamo, che le Istituzioni hanno acquisito piena consapevolezza del loro ruolo.
Sanno che se adotteranno comportamenti virtuosi potranno esercitare una spinta propulsiva verso lo sviluppo del reddito e dell'occupazione, e che se, al contrario, alimenteranno comportamenti perversi potranno essere causa di delocalizzazione di unità produttive, con conseguente degrado dell'economia regionale.
L'impegno è sicuramente rivolto a coltivare la virtù.
Ma alla base di ogni comportamento virtuoso c'è sempre una grande fiducia.
E se le Istituzioni, non "sentono"' la fiducia della propria comunità, difficilmente riusciranno ad avere fiducia in se stesse per adottare comportamenti incidenti.
E se non esiste reciproca fiducia tra i soggetti protagonisti dello sviluppo, difficilmente si riuscirà a sviluppare una collaborazione operativa.
Allora, noi chiediamo a tutti voi che siete qui convenuti e rappresentate larga parte della comunità economica regionale di avere più fiducia nelle Istituzioni, di essere con le Istituzioni, di essere propositive con Esse, di agire insieme ad Esse, per fare sistema ed elevare il tasso di fiducia verso la P.A., di aiutare la P.A. a valorizzare le proprie risorse sviluppando con essa la concertazione delle scelte.
Una concertazione virtuosa, non generica o virtuale che si esaurisce intorno al famoso tavolo, dove al termine di lunghe discussioni, ognuno rimane con la propria originaria opinione.
Ai soggetti che operano nell'economia, proponiamo anche di resistere alla tentazione di chiedere al Governo locale protezione e privilegi, proprio nel rispetto di quelle regole di mercato cui le stesse imprese si ispirano.
Da parte loro le Istituzioni sono pronte ad impegnarsi per dare più concretezza e sistematicità al metodo della concertazione sui grandi interventi progettuali che definiscono la sfera della competitività.
Altresì, le Istituzioni sono pronte a rifuggire da tentazioni protezionistiche; a moderare e limitare gli interventi destinati ad alterare il prezzo dei fattori produttori, dei servizi e delle informazioni; a rivedere e semplificare norme, regolamenti, pratiche e procedure che comportino all'economia un allungamento dei "tempi di mercato", così come, del resto sono impegnate a fare tutte le amministrazioni di altri Paesi o Reo-ioni che hanno accettato di essere nella competizione globale ed hanno iniziato già la loro gara.
Questo spirito e questi comportamenti basati sul rispetto del ruolo di ciascuno, e su una grande reciproca fiducia possono aiutarci a programmare e gestire meglio i fattori fondamentali della competitività.
Ma c'è ancora qualcosa di più che deve spingerci alla fiducia ed alla collaborazione.
Rispetto a precedenti occasioni, oggi stiamo parlando in modo più appropriato dei temi dello sviluppo economico, in quanto su di essi grazie al "decreto legislativo Bassanini" si aprono per le Regioni prospettive più ampie, concrete, ed innovative d’intervento di quanto in passato era stato concesso.
E' una pesante responsabilità che grava sulle amministrazioni politiche locali.
Ma questa responsabilità riguarda anche le Comunità locali.
Questa riforma in senso federalista dello Stato, o come altrimenti volete definirla, applicando il principio di sussidiarietà, richiama ogni elemento della società a farsi protagonista delle scelte che lo riguardano.
Questo obbliga a collaborare, a costruire l'aggregazione di vere e proprie coalizioni per la crescita, che si qualifichino per la volontà di operare su obiettivi e progetti condivisi.
Questo impone la definizione di nuovi patti tra economia, società ed istituzioni per concertare programmi e componimenti
1.4 IL NUOVO RUOLO DI GOVERNO DELLA POLITICA INDUSTRIALE DELLA REGIONE MARCHE.
A questo punto, dopo strategia e metodo resta da aprire la terza parte di questa riflessione: quella dedicata agli strumenti.
Se fossimo del puristi; se, cioè, ci muovessimo su un piano rigorosamente teorico, che non considera le pressioni interessate della realtà, probabilmente in coerenza con le cose fin qui enunciate, potremmo affermare con una metafora che i soggetti protagonisti dello sviluppo economico regionale dovrebbero comportarsi verso la Regione come i Berliner nel confronti del loro direttore d'orchestra.
Sapete che gli orchestrali della Filarmonica di Berlino scelgono democraticamente il loro direttore; essi collaborano con lui alla selezione della stagione musicale, ed a lui chiedono di dirigere l'orchestra per realizzare i brani selezionati.
Ma essi non chiederebbero mai al loro direttore di suonare gli strumenti
Ecco la Regione può dirigere l'orchestra con il consenso dei suoi elementi, ma a lei non può essere chiesto, né lei può richiedere, di suonare gli strumenti.
Detto in termini diversi, la Regione deve programmare e governare in modo concertato, i fattori competitivi, ma non può gestirli.
La gestione degli strumenti che debbono conseguire gli obiettivi definiti nei programmi affidati alla responsabilità dei soggetti operativi.
Per dare una traduzione concreta, naturalmente solo a titolo di esempio, quanto detto potrebbe significare che il processo di liquidazione della F.R.M., attivato dal Consiglio Regionale, possa anche teoricamente concludersi con la dismissione delle partecipazioni strumentali detenute in precedenza dalla stessa F.R.M.
Si potrebbe arrivare alla conclusione che la Regione non debba più partecipare, direttamente o indirettamente, a B.I.C., Centri Servizi, o Società di altro genere; ma lasciare la loro gestione, affidandola ad Enti Locali, Università, Istituti di Credito, Imprese o Società di Servizi.
La Regione realizzerebbe le proprie finalità di governo attraverso l'attività legislativa o normativa ordinaria finalizzata a sostenere specifiche misure che riguardano i fattori critici della competitività.
Naturalmente non ci sarebbero più erogazioni Istituzionali, cioè risorse date a soggetti in base alle finalità enunciate negli statuti costitutivi, ma sostegni finanziari su progetti, in coerenza con l'implementazione di percorsi virtuosi sui fattori di competitività di un sistema regionale, riscontrabili nei risultati che via via vengono conseguiti.
Seguendo questa linea, probabilmente non sarebbe più necessaria una società finanziaria di riferimento.
Infatti la Regione, più che essere aiutata a gestire gli strumenti propri dell’azione operativa, dovrebbe essere aiutata a selezionare e progettare gli obiettivi e le misure della politica industriale
E, dunque, al posto di una società finanziaria, capace di gestire partecipazioni operative, si dovrebbe preferire una società (soggetto) di analisi e studio capace di fornire idee e progetti innovativi e qualificanti.
Idee e progetti da porre a base delle normative legislative ed amministrative regionali, perché divengano riferimenti precisi ed elevati qualitativamente, per tutti i soggetti della politica industriale che opereranno autonomamente.
Comprendo che quanto ho appena enunciato possa suscitare dubbi e perplessità.
Tuttavia, mi sento di poter dire che questa distinzione tra funzioni di governo e gestione tra Regioni e soggetti strumentali della politica industriale diverrà un modello a cui in tempi medi non potremo, sicuramente, sottrarci.
1.5 IL RUOLO DI GESTIONE DEGLI STRUMENTI DELLA POLITICA INDUSTRIALE.
Comunque, al di là di queste considerazioni - su cui in futuro sarà necessario approfondire la riflessione - poiché l'istituzione regionale deve concretamente ricercare sintesi immediate, a confronto con le forti pressioni della realtà quotidiana, quest'oggi proponiamo alla vostra attenzione una soluzione differente, forse meno purista, meno avanzata, più compromissoria, che però rappresenta l'indicazione più attuale offerta dal Tavolo di Concertazione, in ordine alla possibile conclusione del processo di liquidazione della F.R.M. giunto ormai in fase avanzata.
L'ipotesi è la seguente.
Costituzione di una nuova società finanziaria molto snella e leggera partecipata al 90% dalla Regione Marche, e dal M.I.T. (ed eventualmente dall'Unioncamere) per l'altro 10%, il cui nome provvisorio è S.V.I.M.
Una società capace di organizzare competenze esterne per studi , informazioni e progetti sui fattori competitivi con particolare riguardo al processi di internazionalizzazione, alle misure definite dalla U.E. con i suoi progetti finalizzati ed alla progettazione infrastrutturale materiale ed immateriale.
Una società capace anche formalmente di gestire le partecipazioni già detenute dalla ex F.R.M., e che la Regione intende continuare a conservare in quanto considerate strategiche
Partecipazioni, su cui vi viene offerta un'abbondante documentazione, in virtù dell'analisi molto approfondita che la Regione ha affidato all'Imi.
Queste partecipazioni si riferiscono a diverse aree.
- Nell'area dell'innovazione tecnologica ed organizzativa, a Meccano e Cosmob e ad una possibile maggiore integrazione tra Cta e Scam che potrebbero definire il soggetto operativo del sistema moda.
Tutte queste società oltre ad agire su area regionale dovrebbero progressivamente coordinarsi dando contenuti più precisi al consorzio da loro stessi recentemente costituito;
- Nell'area fínanziaria alla S.R.G. che attraverso varie fasi e passaggi si è posta oggi in condizione di gestire una gamma organica ed integrata di servizi finanziari che ci auguriamo sia molto rapidamente d'interesse degli artigiani e delle piccole imprese;
Personalmente, ritengo che in quest'area debba rientrare anche Marche Capital una merchant-bank su cui le Istituzioni hanno effettuato forti erogazioni finanziarie, che presuppongono un rapporto di miglior collaborazione, anche in considerazione del fatto che il Presidente di questa società è eletto su indicazione della Regione Marche.
La valutazione di mantenere in futuro la partecipazione nella società non riguarda tanto la necessità/opportunità di presenziare direttamente o meno ai processi di capitalizzazione delle imprese con un potenziale innovativo, .quanto il più puntuale perseguimento della missione originaria rivolta al sostegno delle PMI che pur avendo potenzialità di crescita, fissano i propri limiti nella disponibilità di risorse finanziarie.
In sintesi, i soggetti beneficiari ed i settori d'intervento, dal nostro punto di vista, non possono essere orientati soltanto da una logica speculativa, ma anche dal confronto con le priorità derivanti dalla concertazione sulla politica industriale regionale;
- Nell'area della logistica e delle infrastrutture la partecipazione riguarda
Interporto Marche, secondo quanto indicato da un preciso odg. del Consiglio Regionale che richiamava la partecipazione maggioritaria nella società e l'acquisizione delle quote private detenute dalle banche.
Per Tecnomarche, parco - scientifico tecnologico occorre insistere perché si accentui in futuro la funzione di promozione dell'incontro tra domanda ed offerta i innovazione tecnologica e di relazione di rete con I'Università, Centri d'innovazione pubblici e privati, piuttosto che la costituzione di un nuovo Centro Servizi. Non sembrano esserci infatti condizioni di domanda tali da giustificare questa possibilità né le risorse per attrezzare un centro che non sia specializzato settorialmente.
Questa modalità potrebbe offrire una soluzione al problema della necessità di animare lo sviluppo nell'area territoriale ascolana, che presenta tassi di disoccupazione molto al di sopra della media regionale, e tassi di presenza imprenditoriale molto al di sotto della stessa media regionale.
1.6 DAL CONTRIBUTO ISTITUZIONALE AL FINANZIAMENTO SU PROGETTI.
Naturalmente per questi centri che conservano la partecipazione del proprio capitale sociale della nuova finanziaria regionale, vale il principio più generale, che dopo l'1.1.1998, non ci saranno più contributi istituzionali, ma solo eventuali finanziamenti su progetti coerenti con l'implementazione dei fattori competitivi del sistema regionale, che, peraltro, potranno riguardare anche altri soggetti non direttamente partecipati dalla SVIM, ma in grado di presentare progetti qualificanti sugli indirizzi strategici indicati dalla Regione con proprie direttive.
Questo non significa ridurre le risorse a disposizione, dei centri, ma piuttosto, come già evidenziato in precedenza, subordinare la loro concessione alla capacità progettuale in un contesto caratterizzato da una maggiore concorrenzialità.
In conclusione, possiamo dire che il modello organizzativo a supporto della politica industriale assume molta importanza, soprattutto nella riflessione di quest'oggi, da cui tutti e soprattutto il liquidatore della F.R.M., si attendono delle indicazioni riguardo alla conclusione del percorso di liquidazione.
Non possiamo, comunque, dimenticare gli interventi finanziari gestiti direttamente dall'Istituzione regionale, che poi sono più significativi di quelli fin qui elencati.
Sono quelli in favore delle piccole e medie imprese industriali e artigianali, definiti dai DOCUP Ob 2 e 513, dal PIC/PMI, dal programma RETEX, dalla L.R. 66/1997 "Interventi per lo sviluppo della qualità nelle piccole e medie imprese" e dalla L.R. 33/1997 "Interventi per lo sviluppo e la qualificazione dell'artigianato marchigiano".
E' il piano regionale dell'artigianato, la cui proposta è ormai in dirittura d'arrivo. Sono gli strumenti a sostegno del processo di internazionalizzazione, le agevolazioni alle attività di ricerca e sviluppo ed innovazione tecnologica, le azioni complementari agli interventi di politica industriale.
Tutti argomenti, su cui avremo altre specifiche occasioni di approfondimento.
1.7 I DISTRETTI INDUSTRIALI E LE COALIZIONI PER LO SVILUPPO.
Oggi, abbiamo solo la possibilità di ribadire che le azioni di politica industriale dell’Istituzione regionale debbono favorire e sviluppare le capacità di auto - organizzazione delle risorse diffuse nel sistema regionale, attraverso la promozione di politiche di coalizione e concezione a livello locale.
Assumono cosi sempre maggiore importanza le alleanze, le politiche di networkimg, volte a costruire reti di relazioni tese a consolidare meccanismi di integrazione e coordinamento tra i diversi attori, pubblici e privati.
Ed è in questo quadro che viene riconfermato come priorità il sostegno ai distretti industriali che hanno trovato radicamento nella nostra regione e che contribuiscono a definire la competitività dell'economia marchigiana.
Sono le aree - sistema caratterizzate da una particolare specializzazione e capacità di utilizzare quale fattore competitivo la cultura di prodotto dell'area stessa, la professionalità della forza lavoro, le relazioni di cooperazione interaziendali.
Ora, per consolidare questo punto di forza del modello di crescita marchigiano la Regione ha provveduto a ridefinire ed aggiornare la precedente delimitazione dei distretti, attraverso l'utilizzo dei dati del censimento 1991. Si à così arrivati all’individuazione di 42 sistemi locali, che dovrà servire a favorire una migliore attuazione della L. 317/91 e della L. 266/97.
Attraverso questo processo sarà possibile, pertanto, attivare importanti risorse finanziarie sulla base di progetti integrati tra i soggetti pubblici e privati protagonisti dello sviluppo locale.
Una prima occasione di sperimentazione, indicata nell'accordo di programma quadro per il terremoto all'interno dell'intesa Istituzionale Stato - Regione riguarderà il distretto industriale fabrianese.
Come valutazione finale si può dire che da parte nostra, cioè da parte delle Istituzioni, la sfida della globalizzazione e dell'integrazione monetaria europea può essere assunta con la consapevolezza:
- della necessità di dover migliorare fortemente la capacità di programmazione e progettazione sui fattori critici della competitività con particolare riguardo a formazione ed infrastrutture;
- della possibilità che questi processi globali possano riguardare anche in maniera profondamente differente le varie componenti dell'economia e della comunità regionale, e quindi le Istituzioni dovranno essere pronte a ricucire gli eventuali strappi;
- della necessità, sempre da parte delle Istituzioni, di dover migliorare le competenze tecnico - amministrative nei livelli di governo locali che saranno presto chiamati ad esercitare funzioni in materia di sviluppo economico dal decentramento dei poteri;
- della necessità, soprattutto, di stabilire un rapporto di fiducia e di collaborazione con tutti i soggetti protagonisti dello sviluppo, perché insieme si possa affrontare il problema delle conoscenze critiche per superare il vincolo delle condizioni competitive;
In estrema sintesi, dunque, solo dimostrando di essere una vera comunità, dotata di una autentica identità, le Marche riusciranno a vincere una sfida che non si pone a singoli elementi (industriali, artigiani, lavoratori, professionisti o docenti universitari), ma a tutta la regione, investita della responsabilità di proporsi come un sistema fortemente unito e competitivo.
Questo impone la definizione di nuovi patti tra economia, società ed istituzioni per concertare programmi, strumenti e comportamenti. Credo che le cose fin qui dette facciano emergere con sufficiente nitidezza, le linee fondamentali che la Istituzione regionale intende perseguire.
Credo che sia chiaro l'annuncio di un impegno più forte e determinato per rafforzare la competitività del sistema regionale, creando un ambiente ancora più favorevole alla attività di impresa, attraverso un governo migliore e più efficace dei fattori in precedenza indicati: internazionalizzazione, innovazione tecnologica, education, logistica e finanza.
Credo sia altrettanto chiaro il metodo cui vogliamo affidare il successo di questa strategia: si chiama “concertazione", ovvero collaborazione non rituale, ma operativa tra la comunità regionale e le sue Istituzioni.

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