IL
SALTO DI QUALITA’
dal Corriere Adriatico del 28/02/2003
Il
dibattito sulle “dimensioni” d’impresa, che si è
sviluppato sulle colonne del Corriere Adriatico, offre lo stimolo per
alcune ulteriori riflessioni sul tema della sostenibilità competitiva
del modello marchigiano. La finalità è quella di individuare
nuovi percorsi di crescita per consolidare la capacità del sistema-Marche
di continuare a coniugare sviluppo economico, benessere sociale ed occupazione.
Come è noto il modello di industrializzazione diffusa e flessibile
delle Marche ha offerto una valida alternativa ai sistemi di organizzazione
produttiva di natura fordista, basati sul paradigma della grande impresa
quale unico modello vincente di competizione.
Ora, anche l’affermazione della fase industriale post-fordista,
basata sull’economia della conoscenza, offre ulteriori e rilevanti
opportunità per i sistemi di piccola e media imprese delle Marche.
Attraverso la diffusione dell’innovazione è possibile,
infatti, spingere i settori cosiddetti “tradizionali” a
rimanere a contatto con la propria frontiera tecnologica, elevando ulteriormente
la qualità di prodotti e processi.
Le imprese che possiedono le competenze avanzate che contribuiscono
all’abilità tecnologica sono presenti in molti settori,
anche in quelli tipici del made in Italy che caratterizzano il core-business
dell’economia marchigiana: sistema-moda (calzature, tessile-abbigliamento);
sistema-casa (mobile e arredamento); meccanica; strumenti musicali.
E’ per tali motivi che l’innovazione del core-business dell’economia
marchigiana, ovvero dei settori fondamentali che presentano vantaggi
competitivi dimostrabili, assume un ruolo centrale nel disegno di politica
industriale regionale.
Favorendo l’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione
e della comunicazione (ICT) anche le imprese dei settori tradizionali
possono riorientare i propri modelli di business, generando nuovi vantaggi
competitivi nello scenario post-fordista dell’economia globale.
Inoltre, diventa possibile stimolare una nuova domanda di lavoro ad
elevata qualificazione, capace di offrire una risposta concreta alle
esigenze di crescita di un’occupazione di qualità.
Sono proprio le imprese di questi settori della cosiddetta old economy
a poter beneficiare degli strumenti della new economy, in considerazione
del fatto che esse già dispongono di fattori insostituibili quali
i clienti, il brand, le competenze di settore.
Ma l’innovazione offre un contributo significativo anche per superare
dicotomie più apparenti che reali in merito alle tematiche dimensionali.
Sono le ICT, ad esempio, a rendere meno rilevanti le economie di scala;
a ridurre i costi di transazione promuovendo processi di crescita tramite
rapporti di rete; ad aumentare la possibilità di specializzazione
sulle fasi strategiche della catena del valore; a favorire la capacità
di proiezione internazionale; in altri termini, i processi di innovazione
e di diffusione delle ICT limitano i vincoli legati alle dimensioni
di impresa.
In questa direzione, il modello produttivo regionale sta già
sperimentando rilevanti trasformazioni negli stili organizzativi: la
diffusione delle forme delle reti e dei gruppi d’impresa rappresentano
nuovi modelli di interazione tra medie e piccole imprese, basati sull’utilizzo
della leva dell’innovazione e sulla collaborazione programmata.
In conclusione, una coerente ed efficace strategia per la competitività
del modello marchigiano non è chiamata a scegliere se puntare
sulla media o sulla piccola impresa: dobbiamo lavorare in rete per sostenere,
attraverso la promozione di nuove strategie di collaborazione virtuosa,
la crescita complessiva del sistema-Marche.
E’ così possibile “dare dimensione” a strategie
di sviluppo imprenditoriale che possono realizzarsi, oltre che per via
interna, anche per modalità esterne, attraverso l’attivazione
di proficue reti collaborative con gli attori del sistema ambientale
capaci di favorire la diffusione contestuale del fattore organizzativo
ed imprenditoriale.
Inoltre, attraverso la “collaborazione virtuosa” è
possibile offrire “massa critica” ai progetti di sviluppo
decisivi per permettere alla base domestica regionale di continuare
a generare anche in futuro rilevanti vantaggi competitivi nell’economia
globale: le infrastrutture; la formazione; il credito; la finanza; l’internazionalizzazione.
In questo ambito, l’integrazione di comportamenti e processi decisionali
degli attori locali appare indispensabile soprattutto in uno scenario
istituzionale federalista, caratterizzato dall’attribuzione di
funzioni crescenti da esercitare con risorse in diminuzione.
In definitiva, se tutti i soggetti protagonisti dello sviluppo del sistema
regionale sapranno compiere un salto di qualità nei propri comportamenti,
passando dalla “convivenza alla collaborazione”, ovvero
da relazioni di buon vicinato ad una progettualità condivisa,
le Marche potranno rilanciare con fiducia il loro ruolo protagonista
nel futuro.