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Seminario sul turismo marchigiano

SPACCA: “INVESTIRE IL RISPARMIO NEL TURISMO”

 

ABBADIA DI FIASTRA – Un 2004 non positivo, per l’Italia, con un calo di turisti del 4-5%. Un 2005 che si prospetta migliore (più 3-4%), anche se il turismo balneare soffrirà ancora. È il quadro tracciato da Piergiorgio Togni (direttore generale Enit), alla Giornata di studio sul turismo marchigiano, intervenendo sulle prospettive nazionali del settore. I problemi dipendono dalla crisi del mercato tedesco, che trova l’Italia troppo cara e si rivolge ad altri paesi. L’Italia minore - quella dell’entroterra, dei prodotti di nicchia - è andata bene, ma da sola non può compensare le difficoltà della costa. Difficoltà che vanno affrontate senza abbassare la qualità dell’offerta, puntando sul giusto rapporto tra servizi e prezzi. “Tornare a essere competitivi – ha affermato Togni – è un problema della politica, non solo degli imprenditori, i quali hanno un carico fiscale superiore a quello della concorrenza”. Il turismo è strategico, ha ribadito, “perché traina gli altri settori, perché è la prima industria del paese e non potrà mai essere delocalizzata: non si possono rifare le Marche in un’altra parte del mondo!”. Parlando della nostra regione, Togni ha ribadito che “le Marche sono belle, ma occorre non essere autoreferenziali. Devono lavorare sui servizi, sulla formazione, sui trasporti ed essere più presenti negli appuntamenti internazionali della commercializzazione”.

Il presidente della Regione, Gian Mario Spacca, ha sottolineato come l’imprenditorialità turistica rappresenti un motore di sviluppo per l’economia marchigiana. Un comparto che deve crescere come importanza e come investimento: “Bisogna rifuggire da logiche di rendita finanziaria, per indirizzare il risparmio verso forme di investimento produttive per le comunità locali. Occorre che il sistema bancario organizzi fondi chiusi, dove il risparmio di un territorio favorisca la crescita degli ambiti in cui è prodotto”. È indispensabile fare presto, perché altri paesi stanno puntando sul turismo e possono crearci difficoltà.

Bassa competitività in Europa, strutture ricettive scarse e di modesta qualità, soprattutto nelle aree interne, frammentazione della promozione ed eccessiva stagionalità. Sono questi, per Confindustria Marche, i punti deboli del turismo marchigiano, ai quali si contrappongono aspetti positivi, come la varietà dell’offerta (mare, montagna, città d’arte, teatri storici…), l’ambiente, la cultura. Occorre , dunque rafforzare la comunicazione e il marketing all’estero, migliorare la fruizione del territorio, puntare sulla formazione. È necessario integrare, poi, l’offerta turistica con le produzioni locali, realizzare una formazione continua degli operatori dell’accoglienza, calmierare i prezzi, incentivare le risorse economiche regionali per il settore.

Il rilancio del turismo, secondo Maurizio Di Cosmo (Ggil-Cisl-Uil), non può essere una risposta alla crisi produttiva: i problemi dei due settori vanno risolti separatamente, senza surrogare le questioni e prendendo coscienza che l’apporto dei servizi è ancora modesto, nelle Marche, rispetto alle effettive potenzialità economiche. Il turismo, inoltre, va integrato con gli altri settori produttivi e commerciali, perché contribuisce a determinare un’identità territoriale accattivante. Occorre, poi, migliorare la viabilità e le infrastrutture, per collegare l’interno e decongestionare le coste. Uno sforzo che richiede lo stanziamento di risorse economiche adeguate. Come da migliorare è la formazione del personale turistico, dove ancora una larga fetta di lavoro viene svolta da maestranze atipiche e sommerse.

Secondo Confcommercio Marche “è necessario riqualificare l’offerta turistica ricettiva e rilanciare la formazione, puntando sulla integrazione tra scuola pubblica e imprese”. Occorre, poi, coordinare le politiche del settore, “rafforzando la connotazione di sistema dell’offerta turistica regionale”.
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