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Saluto del Presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi

 

 

Benvenuto  Presidente, nelle Marche! Un saluto affettuoso che racchiude la gioia per averla nuovamente gradito ospite.

 

Sappiamo che le Marche hanno rappresentato un periodo significativo  nella sua vita professionale e privata.  Da cittadino Lei ha avuto modo di conoscere la nostra terra e la nostra gente, tra cui vanta molte persone amiche; ha avuto soprattutto modo di apprezzare la nostra cultura, l’operosità e la concretezza del fare. Un legame, questo, che Lei ha descritto con la forza del racconto proprio dei momenti di vita vissuta, nel corso della Sua visita a Macerata nel giugno del 2000, legame che ci induce a sentirla  particolarmente vicino tanto da considerarla un nostro illustre conterraneo,“Marchigiano d’elezione”.

 

Lei, in qualità di Garante della Costituzione incarna quel patrimonio straordinario di valori di Unità nazionale che rappresenta  la storia gloriosa del nostro popolo, la sua  capacità, di fronte ai momenti più difficili di ritrovare la forza di un cammino comune. Compito che durante il suo settennato ha tramutato, senza sosta,  in un assiduo richiamo alla difesa dei valori dell’Unità d’Italia, della Resistenza che “ha garantito la ricostruzione della democrazia” e da cui è nata la Carta Costituzionale che, sempre come Lei ci ha recentemente ricordato, “è il frutto della sapiente fusione di culture politiche diverse che ha assicurato una convivenza pacifica e solidale” valori  a cui si è ispirato anche il Consiglio regionale nella redazione del proprio nuovo Statuto.

 

Quello che stiamo attraversando è un momento difficile per il nostro Paese;  ma proprio per questo, dobbiamo riafferrare il filo della memoria che ci rende fieri di una storia fatta di persone che sono state capaci di risorgere dalle macerie della guerra puntando sulla potenza della ragione senza mai smettere di ascoltare il loro cuore. Perché se con la ragione si compiono scelte necessarie e giuste è con il cuore che  quelle stesse scelte si animano di passione. La stessa passione che anima ogni Sua  parola Presidente,  ogni Suo gesto, che mette nell’ammonire la politica  affinché non si allontani dai problemi reali dei cittadini, perché sia capace di interpretarne i bisogni; di dimostrarsi in grado di stimolare l’innovazione necessaria al  nostro Paese per recuperare spazi di crescita sui mercati mondiali; perché dimostri generosità ed intelligenza per affidarsi all’opera preziosa di una concertazione in grado di creare un rapporto di confronto, di dialogo, di condivisione e di fiducia tra le istituzioni, i sindacati, i produttori . Concertazione progettuale, che anche noi nella Regione Marche, abbiamo scelto come metodo e principio di governo, questioni primarie come quelle che il sistema produttivo regionale incontra sul piano delle infrastrutture, ancora troppo carenti per dare sicurezza al lavoro e sul lavoro o per affrontare il disagio dei nostri giovani

 

 

Le Marche sono da sempre animate da un profondo senso di comunità ma anche da un grande spirito di solidarietà e accoglienza che consente ad uomini, donne e bambini provenienti da altri Paesi, spesso costretti a fuggire per sottrarsi ad un destino di povertà,  di non sentirsi “ospiti” bensì  parte integrante della comunità, proponendosi come patrimonio culturale prezioso per la nostra crescita. Una comunità in cui la qualità della vita è così alta da allungare notevolmente la speranza della sua durata. Questo anche grazie ad una sapiente organizzazione della sanità che ci vede, con l’istituzione di un’unica azienda sanitaria regionale,all’avanguardia nei modelli di organizzazione e gestione. Un modello che coniuga il territorio con il sistema, che altre Regioni stanno facendo proprio e che evidenzia quanto il diritto alla salute sia al centro del nostro sentire. 

E ai nostri anziani, ai nostri  nonni e nonne che con il loro duro lavoro hanno contribuito a far sì che i giovani,oggi, possano vivere in una Regione forte e orgogliosa,  il Governo Regionale continua a dire: abbiamo bisogno di voi, della vostra saggezza, dei vostri ricordi. Perché la crescita che, in pochi decenni ha trasformato la nostra Regione da area  prevalentemente agricola in società industriale con forte identità  imprenditoriale ed un elevato livello di coesione e di sicurezza sociale, la dobbiamo in gran parte proprio al loro lavoro.

Anziani e giovani rappresentano per la nostra comunità un eguale valore, i primi come costruttori di esempi,  i secondi come costruttori di futuro.

E più risorse verranno investite nella valorizzazione delle intelligenze e delle sensibilità dei giovani più costruiremo con sicurezza il nostro futuro.

L’economia marchigiana che si fonda sui distretti manifatturieri sente la necessità, oggi, di aprirsi a nuovi spazi d’impresa per far fronte alle sfide dell’internazionalizzazione ed ha bisogno delle energie che nascono da nuove conoscenze. Un’urgenza, questa, avvertita dall’Amministrazione regionale che ha posto tra le sue priorità quella di consolidare la fiducia del proprio “essere comunità” favorendo i processi di  innovazione,  di internazionalizzazione delle imprese, di formazione, di conoscenza e di qualificazione del lavoro e dei giovani.

Attenzione, dunque, rivolta alla formazione e alla conoscenza in stretto contatto con le Università, in una regione ricca di centri di sapere, che vanta una delle Università più antiche d’Italia come quella di Urbino, a pochi passi da qui, che anche grazie a figure carismatiche come il rettore Carlo Bo, il filosofo Italo Mancini, e uno dei più grandi intellettuali del Novecento, Paolo Volponi, ha dato lustro e rilevanza internazionale,alla nostra comunità.

Le Marche, per dirla con la lirica volponiana  sono “…a metà del fianco orientale d’Italia, in fila come una tenera cintura di colli e di spiagge: si svolgono ripetute con dolce monotonia, appena accese dai colori delle colture, incise da strade e da filari di piante lungo i dorsi, accentuate ogni tanto dalle mura compatte di paesi e di casolari. La loro misura è breve, disposta dentro un’aria mite, fruttuosa di innesti, di silenziose  contaminazioni più che d’incontri e di proclami”.

Alla luce di tanta ricchezza, dunque,  l’accoglienza e il turismo rappresentano per noi quasi una scelta scontata che ci obbliga ad un maggiore impegno nella  salvaguardia del paesaggio, nella consapevolezza che si tratta di un bene che deve essere condiviso anche oltre i confini nazionali. Un impegno, questo,  che ci ha fatto sentire il bisogno di istituire una giornata, quella del 10 dicembre, “La giornata delle Marche”, in cui ogni marchigiano, (i bambini delle elementari, con i loro disegni, i ragazzi delle scuole medie con racconti fotografici, gli studenti delle scuole superiori con racconti scritti) sarà chiamato a riflettere sulla memoria, riscoprendo la propria identità e tracciando il profilo del nostro domani. Un modo, questo, per rilanciare la storia delle Marche in Italia e nel mondo affinché questo nostro modello produttivo, sociale, umano, culturale, possa contribuire a restituire fiducia ad un Paese che di fiducia è assetato.

 

Grazie, Presidente del sostegno e dell’incoraggiamento che ci offre con la sua presenza. Grazie davvero.  

 

 

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